La storia della Confraternita di Misericordia del Borgo a Mozzano
Introduzione
La storia della Misericordia e dei suoi primi cento anni di vita (1897 – 1997) è stata scritta, proprio in occasione del centenario, dalla compianta Consorella Leonilda Marchesini Rondina, che ha portato ad una pubblicazione dal titolo: “Storia della Confraternita di Misericordia di Borgo a Mozzano nel suo primo secolo di vita” – edito dalla stessa Misericordia e stampato dalla Tipolitografia Amaducci di Borgo a Mozzano, nel maggio 1997.
Scrivere quella “storia”, di sicuro, non è stato semplice, avendo a disposizione pochissimi documenti; in pratica un solo libro dei verbali delle assemblee e delle riunioni del Magistrato che, fortunatamente, è arrivato fino a noi, assieme ad alcuni registri di cassa e due libri dove sono annotati i nomi dei Confratelli e delle Consorelle. Ogni altro documento è andato perduto per le tante situazioni particolari che hanno interessato la sede storica della Misericordia di via Roma 25 durante il secondo conflitto mondiale (quando il locale fu usato prima dai tedeschi e poi dagli alleati). Testimonianze di queste indebite “occupazioni” le abbiamo trovate nei libri cassa della Confraternita: alla data del 27 marzo 1946, c’è la spesa per il “trasporto in camion da Fiumalbo al Borgo a Mozzano della roba di proprietà di questa Misericordia asportata dai tedeschi” e, in data 16 dicembre 1953, c’è una entrata di lire 15170 per “rifusione danni alleati ai beni mobili ed immobili del locale sociale”. Entrata che si aggiunge al rimborso per “danni di guerra” erogato dal Ministero dei Lavori Pubblici nel 1952.
Sicuramente la perdita di documenti e testimonianze continua anche dopo il passaggio del fronte, negli anni in cui la Confraternita ha ormai perso il suo ruolo attivo nella comunità ed ha visto ridurre, in maniera sensibile, l’impegno assistenziale rispetto ai primi decenni dalla fondazione. In quel periodo, nella sede, vengono alloggiate persone “al confino”, o individui indigenti e di passaggio, a cui il Comune, per diversi motivi, è costretto a dare ospitalità. In uno dei libri della biblioteca di “Casa Cristofanini”, che quella famiglia consegnò alla Misericordia nel 1911, “per il decoro della sala del Magistrato”, in una pagina bianca sotto copertina, si legge: “15 settembre 1946 in questa casa per mezzo dei signori Baroni del paese ho sofferto fame e freddo che da prigioniero non havevo mai sofferto”; l’autore della scritta si firma in una pagina precedente come: “Orfano Giusti Giovanni marinaio combattente e reduce”; evidentemente è una delle persone messe a vivere nella sede, nel turbinoso periodo del dopoguerra. Il libro su cui sono scritte quelle frasi, con il lapis, è il “TOMO VII. PARTE I” degli “ANNALI D’ITALIA compilati da Lodovico Antonio Muratori”, stampato in Roma nel 1787, già di proprietà di Giacomo Cristofanini.
La Consorella Leonilda Marchesini ha fatto un lavoro davvero prezioso, ricostruendo il cammino della Confraternita con così scarna documentazione, facendo tesoro anche di ricordi personali e familiari, visto che il padre Leonildo era stato Governatore dal 1920 al 1922 e il fratello Danilo, per tanto tempo, era stato un autorevole e generoso membro del Magistrato, anche dopo la ripresa delle attività, conseguente alla nascita del Gruppo Donatori di Sangue “Fratres”, nei primi anni ‘70. A distanza di tre lustri dalla pubblicazione, abbiamo provato ad integrare le notizie che il libro del centenario ci aveva trasmesso; ed abbiamo letto con attenzione anche i “libri cassa” che ci sono pervenuti, per trarre, dalle puntuali registrazioni delle entrate e delle uscite, che i “cassieri” annotavano con la bella calligrafia del tempo, notizie utili sulla vita della Confraternita e sulle attività svolte, scoprendo tante utili curiosità, che non conoscevamo prima, con le quali si è cercato di integrare la “storia” già scritta. Forse quella delle registrazioni di entrate e uscite è una storia minore, ma senz’altro utile a capire meglio il lavoro dei nostri predecessori.
I tre “libri cassa” che sono arrivati a noi, non abbracciano l’intero arco temporale di vita della Confraternita; la prima spesa registrata è, infatti, del 18 gennaio 1911 e riguarda l’acquisto di due registri “per segnarci i nomi dei Confratelli e delle Consorelle (bacchette)”, con una spesa di 2,00 lire; l’ultima spesa registrata è del 23 agosto 1963: la celebrazione di una S. Messa in suffragio della Consorella Taddei Teresa “in luogo del carro funebre rinunziato” con una spesa di lire 1000.
 
IN NOMINE DOMINI, AMEN”

Con queste parole, scritte in latino, si apre il primo registro dei verbali della Confraternita, documento fortunatamente pervenuto fino ai giorni nostri. Il richiamo a Dio suggella, nella data del 14 marzo 1897, l’inizio delle attività della Venerabile Confraternita di Misericordia di Borgo a Mozzano.

La Venerabile Confraternita di Misericordia è stata fondata, nella sacrestia della Chiesa di S. Jacopo, il 14 marzo del 1897, per volontà unanime dei componenti i “comitati cattolici” delle Parrocchie di San Jacopo e di San Rocco di Borgo a Mozzano e di quella di San Giovanni Battista di Cerreto. La finalità principale della costituenda Confraternita, alla cui nascita si arrivava, come espressamente recita il verbale, “dopo lo sforzo di ben trent’anni d’inutili tentativi”, (frase sulla quale sarebbe bello poter indagare), riguardava principalmente “l’assistenza ed il trasporto allo Spedale dei poveri infermi”. La riunione fu presieduta dal Proposto di San Jacopo, il Sacerdote Pompilio Politi e vide la presenza “di n. 62 individui”.
Sin dalla fase iniziale ci fu la volontà di eleggere un consiglio provvisorio, formato da un Priore e da un Cancelliere, con l’incarico di realizzare una Commissione per la compilazione di uno Statuto. Tale proposta fu accolta da tutti gli esponenti; tra questi fu eletto alla carica di Priore Provvisorio il Sig. Clemente De Luca e di Cancelliere Don Raimondo Biagiotti. La commissione era composta dai Parroci delle tre Parrocchie: Mons. Pompilio Politi, Proposto di San Jacopo; Don Agostino Farnocchia, Rettore di San Rocco; Don Luigi Lippi, Pievano di Cerreto. Nella seconda seduta, che si tenne, questa volta, nella sacrestia della Chiesa di San Rocco il 9 maggio, oltre ai problemi organizzativi e statutari, fu subito manifestata la volontà di cercare proventi grazie ai quali acquistare un carro-lettiga per il trasporto degli infermi. Intanto l’opera di proselitismo del nuovo sodalizio caritatevole continuava e, al 29 novembre 1897, le “liste degli ascritti erano già al completo” con 124 Confratelli e 190 Consorelle. Alla medesima data, per regolare Decreto di S.E.R.ma Monsignor Niccola Ghilardi Arcivescovo di Lucca, risultava già approvato il nuovo Statuto della Confraternita, “conforme ai precetti delle discipline ecclesiastiche”. Nella stessa data veniva nominato il primo Magistrato. Nella lapide, in ricordo del primo Presidente, Clemente De Luca, la data del 29 novembre 1897, viene addirittura citata come quella di fondazione della Confraternita; ma, nel tempo, si è sempre privilegiata, come ricorrenza di inizio, quella del 14 marzo 1897.
Il primo carro lettiga
L’esigenza di dotarsi di un carro-lettiga, per il trasporto degli ammalati all’ospedale, era stata quella più sentita, fin dai primi incontri, dei fondatori della Confraternita.
La richiesta di un carro lettiga, inizialmente, fu fatta alla ditta Trinci di Pistoia, la quale però chiedeva un compenso pari a mille e duecento lire; per i costi troppo elevati, fu perciò deciso di affidarsi ad un meccanico che lavorava a Lucca, Lorenzo Bianchini, nativo di Borgo a Mozzano, che chiedeva, invece, solo novecento lire. In data 26 aprile 1898 il carro risultava già allestito ed il Confratello Massimo Landini offrì un prestito di lire mille alla Confraternita, per formalizzare l’acquisto.
Effettuato quindi lo sborso di lire novecento, il carro veniva consegnato alla Misericordia, nella persona del Priore De Luca, assistito dal Confrate Enrico Giorgi, considerato, da tutto il Magistrato, una persona adatta per la revisione e per il collaudo di tutto il materiale.
L’arrivo del “carro-lettiga” nel paese di Borgo a Mozzano, avvenuta il 1° maggio del 1898, fu un evento storico, così come riportato in un’annotazione al verbale della seduta del Magistrato in quella data:
Sul generale gradimento, col quale l’intero Paese accolse l’iniziativa di questo Pio Sodalizio, è opportuno l’annotare qui, di passaggio, la brillante e simpatica accoglienza che esso fece nella sera del 1° maggio 1898, quando, al comparire del nuovo Carro, sullo stradale detto della Madonna de’ Ferri, una folla immensa di popolo assiepava letteralmente la strada ed, apertasi quella esultante in due file, dava rispettoso passaggio al Convoglio, accompagnandolo in massa, quasi come in trionfo, lungo tutto il paese, fino alla sua provvisoria residenza in luogo detto in ‘Venezia”.
Il carro, a due ruote, veniva trainato da due Confratelli che, in molte occasioni, percorrevano a piedi anche venti chilometri, come, ad esempio, quando si trattava di raggiungere l’Ospedale di Lucca.
La costruzione della sede di via Roma
Pochi giorni dopo l’”evento” dell’arrivo del carro lettiga, precisamente il 5 maggio 1898, durante la riunione del Magistrato, fu data notizia della concessione in locazione gratuita alla Misericordia, da parte della Parrocchia di S. Jacopo, di una stanza attigua alla sacrestia della Chiesa del SS. Crocifisso, che sarà in seguito eletta a Sede della Confraternita (trattasi del locale oggi usato come magazzino della Protezione Civile).
Alla data dell’11 settembre 1898 i “Confrati attivi” risultavano in numero di 52, mentre le Consorelle in servizio attivo (che però non potevano partecipare alle assemblee) risultavano148.
Nella seduta del 30 gennaio 1910, il Magistrato delibera la costruzione di un nuovo locale sul terreno attiguo alla Chiesa del SS. Crocifisso, acquistato dal Comune di Borgo a Mozzano, per il prezzo di lire 20,00; in quel luogo era ubicato uno dei vecchi cimiteri del paese, smantellato, a fine ottocento, dopo la costruzione dell’attuale cimitero del Capoluogo, progettato dall’architetto Domenico Martini del Borgo. La delibera di vendita del terreno fu assunta dal Consiglio Comunale del Borgo l’11 ottobre 1906, “con 15 voti favorevoli contrari 1”.
Il contratto di acquisto, recuperato di recente, di quella porzione di cimitero, fu redatto il 27 marzo 1908 dal Notaio Francesco Biagi, con studio in Borgo a Mozzano, al n. 93. Con il medesimo atto la Cucirini Cantoni Coats comprava un’altra porzione del vecchio cimitero, per ampliare la fabbrica di filati, la cui costruzione del primo lotto, a cui si accedeva da piazza della Stazione, era iniziata nel giugno del 1905, come si apprende dalle memorie di un frate del convento che, dalla finestra della propria cella, poteva ben seguire quanto avveniva giù, nei pressi della stazione ferroviaria. Lo stabilimento della Cucirini, afferma Padre Pacifico Bigongiari, fu costruito per “compassione del paese e per dare lavoro alle donne ch’erano disoccupate”.
La fabbrica fu aperta ai primi di gennaio del 1906. All’atto di acquisto del marzo 1908 intervennero: per il Comune il Sindaco Avv. Pietro Pellegrini, per la Misericordia il Presidente Luigi Amaducci, “chimico farmacista” e per la Cucirini il Sig. Andrea Carpena di Firenze.
Per la costruzione del nuovo locale sociale si ottenne, dalla Deputazione del SS. Crocifisso, la possibilità di appoggio sul lato sud della Chiesa; la sede fu costruita dalla Ditta Mariani del Borgo, i paraventi li fece il falegname Paoli di “Venezia” e la “ ringhiera e le ferrature” il fabbro Brunini; le longarine di ferro per i pavimenti costarono 420,00 lire e la scala in pietra 120,00 lire; le solane e i vetri per il portone 69,00 lire ed il trasporto fu fatto a mezzo ferrovia.
La nuova sede fu inaugurata il 6 agosto 1911; la spesa preventivata fu di 1000 lire, coperta dalla sottoscrizione di prestiti (azioni) da parte di vari Confratelli e paesani facoltosi.
Forse i lavori furono fatti troppo in fretta, se è vero che, già nel Magistrato del 3 maggio 1913, fu decisa la sostituzione del tetto con una spesa che si aggira sulle 300 lire.
L’edificio era sicuramente diverso dall’attuale, aveva una terrazza verso la ferrovia, più volte riparata con acquisto di “catrame” e, soprattutto, ancora non era stato fatto l’ampliamento della Cucirini, che chiuderà la sede della Misericordia tra la Chiesa e la fabbrica.
Il vecchio stabilimento della Cucirini fu acquistato, negli anni ’70, dalla Ditta Record di Antonio e Chiara Girolami, che vi produceva accessori per auto. Detto edificio, ceduto in anni recenti al Comune di Borgo a Mozzano, sarà presto sede di attività scolastiche.
Una registrazione di spesa del 19 marzo 1912 parla appunto della riparazione del terrazzo e della “muratura della pietra del defunto Brunini Emilio”, che è tuttora visibile sul muro esterno della sede storica che si affaccia sul piazzale interno della vecchia fabbrica.
Sempre a proposito della sede, il 18 febbraio 1912, furono acquistate le lettere smaltate della parola “MISERICORDIA” che furono apposte sopra il portone di ingresso, con una spesa di 3,00 lire; lettere rimosse nel 1971 e sostituite con la targa in pietra serena, con scritte in bronzo e stemma, oggi visibile a sinistra dell’ingresso.
Facendo questa ricerca storica abbiamo recuperato il contratto di acquisto del Notaro Biagi del 1908, già citato, al quale era allegata una cartina con la descrizione dei beni acquistati dalla Misericordia; si trattava di un “andito per accedere alla chiesa” e di una “porzione di cimitero”; la rimanente parte di cimitero, assai più corposa, come abbiamo già detto, era stata acquistata dalla Cucirini Cantoni Coats. Molto utile, per comprendere come fosse fatto l’andito per accedere alla chiesa, è risultato un disegno, realizzato attorno al 1850, dall’incisore e pittore lucchese Giuseppe Matraia.
Il disegno, che pubblichiamo, mostra che la chiesa del SS. Crocifisso, realizzata nel XIX secolo, aveva già due edifici ai lati, della grandezza degli attuali, entrambi con tetto a terrazza; quello di sinistra, destinato a sacrestia e ospizio, mentre quello di destra è l’andito per accedere alla chiesa e al cimitero, dalla cui ristrutturazione è nata la sede della Misericordia, che ha sicuramente utilizzato i muri maestri esistenti e, in un primo momento, anche il tetto a terrazzo, che dava continui problemi di infiltrazioni d’acqua.
Un recente fatto, accaduto nel 2011, ha stimolato la nostra curiosità: durante i lavori di rifacimento della fabbrica che confina con la sede di via Roma, per adattarla a istituto scolastico, si erano avute delle infiltrazioni d’acqua sul muro a confine.
Preparando i lavori per la nuova imbiancatura, sono affiorate delle scritte sul muro, ancora intatte che, nel tempo, erano state ricoperte con la calce bianca; le scritte sono due: “abbiate passione alla musica non vè arte più bella” e “la banda deve andare ovunque sia chiamata”.
Il tenore delle due scritte potrebbe far pensare che nell’edificio si siano svolte attività musicali come, ad esempio, le prove della banda musicale paesana.
Ma su questo non abbiamo alcun elemento di valutazione….per ora.
Il carro lettiga a quattro ruote
Per far fronte ai servizi di trasporto di ammalati e infortunati, il 7 maggio 1911, il Magistrato della Confraternita, non senza contrasti, decise l’acquisto di un nuovo carro lettiga coperto, per sostituire il precedente che, ormai, come recita un verbale, “si è reso assolutamente inservibile per trasportare convenientemente gli ammalati”; il costo del mezzo fu di 1800 lire e la costruzione dello stesso, nella seduta del Magistrato dell’11 maggio 1911, fu affidata alla Ditta “San Giorgio” di Pistoia.
Sempre nella stessa data fu deciso di incidere una pietra di marmo con il ricordo del primo Priore Clemente De Luca; il marmo si trova, insieme ad altri (che ricordano Luigi Amaducci, Adamo Sartini e il Correttore Don Carlo Lencioni) nell’ingresso della sede storica di via Roma.
Le quattro lapidi che ricordavano i principali “padri fondatori” erano state tolte, forse durante i lavori di ristrutturazione post-bellici e riposte in un sottoscala; ritrovate nel 1971, furono nuovamente esposte, così come oggi si trovano, nella sede storica.
Nel 2001, per iniziativa della Misericordia, una lapide in ricordo del fondatore De Luca è stata apposta anche sulla facciata della casa in cui lo stesso visse e morì (il 13 agosto del 1901), che si trova a Borgo a Mozzano, in piazza San Rocco al n° 1.
Con la costruzione della sede sociale l’attività della Confraternita si intensifica.
Proprio nella festa di inaugurazione del 6 agosto 1911, il dottor Luigi Amaducci, sicuramente uno dei principali artefici della costituzione della Confraternita, salutando le autorità e la popolazione, si rivolge ai Confratelli e alle Consorelle con le parole: “salute o valorosi campioni della carità”, frase che ben si addice a tutti coloro che, con sacrificio, anche oggi, fanno volontariato, disinteressato, nella Misericordia. Nel suo discorso il dottor Amaducci ringrazia la famiglia Cristofanini, di Borgo a Mozzano, per la donazione dell’antica libreria “per il decoro della sala del Magistrato”.
Gli antichi libri, scampati all’incuria e alle devastazioni della sede, sia pure mal ridotti, sono conservati, oggi, nella biblioteca del Convento di San Francesco.
Avevamo sempre pensato che anche il Crocifisso seicentesco, che abbellisce l’ingresso della nuova sede della Misericordia, provenisse da casa Cristofanini; ma proprio sfogliando i libri di cassa si trova, in data 8 aprile 1912, una registrazione di spesa, di lire 4,30, “per far assistere l’ammalata Maria detta la Cuccia” e sotto un “nota bene” che spiega di questa donna: “suo fratello si chiama Mulini Domenico fu Bartolomeo, residente a Coreglia, il quale dichiara che sua sorella lasciò un Cristo alla Misericordia”. E un “Cristo” importante è sicuramente quello conservato oggi nella nuova sede.
La bandiera della Confraternita
Nella giornata memorabile del 6 agosto 1911, venne inaugurata anche la bandiera della Confraternita, di seta rossa, ricamata dalle “signorine” Lombardi del Borgo; bandiera di cui furono padrino e madrina i coniugi Bulkaen/Santini. Negli anni settanta la bandiera fu trasformata in gonfalone, perché fosse più visibile durante le sfilate o le processioni.
Il grande nubifragio che colpì la processione venticinquennale del SS. Crocifisso del 1976, proprio nel momento in cui passava sulla “gobba” del Ponte del Diavolo, danneggiò in maniera significativa la seta, ed anche alcuni tentativi di cura furono peggio del male.
La bandiera è comunque ancora visibile e sarà da valutare un restauro adeguato.
Leggendo i libri cassa si scopre che le spese per la festa del 6 agosto 1911 furono davvero tante: si paga il banchetto al Conte Cesare Sardi, primo Presidente della Federazione delle Misericordie della Toscana ed all’Avv. Giovanni Battista Cappelli di Empoli, oratore ufficiale (lire 6,60), si rimborsa il biglietto del treno allo stesso Avv. Cappelli (lire 3,20) ed il trasporto del carro con il cavallo per le vie del paese comporta un rimborso al vetturino Egisto Brunini di lire 5,85; si paga anche un banchetto per altre diciassette persone, con una spesa di 36,00 lire, “più lire 2,00 per maggior vino consumato”.
L’11 agosto si paga la prima rata per il Carro alla Ditta San Giorgio di Pistoia di lire 1000,00 ed il 30 dicembre 1911 si invia il saldo, alla medesima Ditta, di lire 800,00.
Alle spese rilevanti di quegli anni si era fatto fronte con donazioni e con la sottoscrizione di “azioni”, ammontanti in genere a 50,00 lire ciascuna, di cui si è già parlato in precedenza; ma dai libri cassa emerge il rimborso, in data 6 aprile 1913, a Sartini Adamo, di lire 500,00 in “acconto del suo prestito” e il 1 marzo 1914 si salda il debito con lo stesso Sartini con ulteriori 500,00 lire; una cifra davvero ragguardevole, che uno dei fondatori aveva messo a disposizione.
Le tensioni dei primi anni
Sfogliando i verbali degli anni 1911/1912 e rileggendo il libro di Leonilda Marchesini, non si può fare a meno di riflettere sui rapporti che intercorrevano, in quegli anni, con l’Amministrazione Comunale. Quando si decide di acquistare un nuovo carro lettiga coperto il Comune rifiuta il contributo per l’acquisto del suddetto carro, adducendo, a giustificazione, la motivazione che ciò “avrebbe costituito un precedente”.
La domanda di contributo era stata inoltrata il 2 giugno 1911, addirittura in carta bollata, spendendo 60 centesimi.
Nel verbale della seduta del Magistrato del 7 marzo 1912 è riportato che “è degna di nota e di disapprovazione la richiesta del Comune di lasciare liberi i locali usati dalla Confraternita per il ricovero dei carri”. Il Magistrato decide di protestare e “far conoscere le giuste ragioni”.
Nei festeggiamenti per l’inaugurazione del nuovo locale sociale e della nuova bandiera, dell’agosto 1911, mai appare citato il Sindaco o qualche rappresentante del Comune.
Non sono sicuramente estranee a questo stato di cose le tensioni sociali e politiche dell’epoca, ed il fatto che a Borgo esisteva una corrente massonica, forse ostile alla Misericordia, che ha tentato di sostenere la “Croce Verde”, costituitasi al Borgo nel 1896 e poi cessata, o la “Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai del Borgo a Mozzano” costituita nel 1872, presieduta dall’Avvocato Pietro Pellegrini, esponente di una illustre famiglia borghigiana, i cui autorevoli componenti mai figurano tra i dirigenti della Misericordia.
Nei primi anni del secolo XX, l’Avvocato Pietro Pellegrini ricopre anche la carica di Sindaco del Comune. Nel 1923 evidentemente le tensioni si sono allentate e, in quell’anno, la Misericordia versa alla Società di Mutuo Soccorso un significativo contributo di 500,00 lire.
Tensioni, in quegli anni, non mancano nemmeno all’interno del mondo cattolico e, addirittura, del clero locale se, proprio nella seduta del 7 marzo 1912, vengono comunicate le dimissioni dal Magistrato del Rettore di San Rocco Don Agostino Farnocchia che, in polemica con la Misericordia, pubblica addirittura un libretto di accuse e proteste, edito dalla Tipografia Baroni di Lucca, datato 8 settembre 1912, per spiegare pubblicamente le sue dimissioni dalla Confraternita.
Una delle motivazioni delle dimissioni del Rettore fu la decisione di alcuni Soci che, “senza consultare il Magistrato e neppure il Priore” invitarono “Fregolino” a dare una rappresentazione il cui ricavato doveva andare a favore della Misericordia”; anche il Rettore si fa “dovere di assistere a quel trattenimento per dare, anche in questo caso, il modesto contributo, non dubitando mai che si portasse al pubblico cosa degna di censura”.
Ma i contrasti evidentemente erano più seri delle battute licenziose di “Fregolino” e Don Farnocchia, nel libretto, esprime il suo disappunto perché la Confraternita, invece di esplicare, come lui proponeva, la propria attività “nei limiti del Comune e specialmente in questo Capoluogo” correva spesso lontano “come a Castelnuovo, a Limano, a Casabasciana, ecc. (!) con forti aggravi per il bilancio”.
Sempre nel libretto stampato a Lucca, evitando di proposito le due tipografie del paese, si fa cenno a problemi “politici” ed ai rapporti, sicuramente tesi, con le Istituzioni, come quando Don Farnocchia afferma: “è certo che fino al 1907 la Misericordia ha condotto una vita assai stentata. In quell’anno cominciarono per essa delle peripezie, causate da una contravvenzione fatta ai fratelli questuanti. Allora che l’Istituzione si trovò di contro ad una lotta che vidi esser di principio…….”
E, proseguendo, accenna ad una alleanza della Misericordia con uno dei due giornali borghigiani, “Il Bargiglio”, di ispirazione cattolica, che si contrapponeva al laico “Il Risveglio”.
Il problema del carro - automobile
Piano piano, all’entusiasmo dei primi anni ed al coraggio di scelte importanti, subentra una sorta di “burocratica” rassegnazione. Molti “padri fondatori” sono morti o sono ormai molto anziani.
Manca il coraggio di affrontare nuove opportunità e nuovi scenari; così quando, nel 1919, il Commissario Prefettizio, che regge il Comune, offre alla “Venerabile Confraternita il servizio di pulizia e vigilanza del Cimitero”, il Magistrato, nella seduta del 7 ottobre, delibera all’unanimità di non accettare tale incarico “per difetto di personale adatto”.
Nel 1924, nella seduta del Magistrato del 17 marzo, il Presidente propone di acquistare un carro-automobile per un trasporto più rapido degli ammalati all’ospedale; si fanno progetti, si hanno già le prime offerte di denaro, ma anche in questa occasione manca la determinazione e si continuerà con il carro trainato dal cavallo.
La Misericordia di Diecimo ha già il carro-automobile da anni.
La scelta di dotarsi di una ambulanza tornerà più volte all’attenzione della Confraternita e del suo Magistrato ma, ogni volta, la paura di non farcela prevale; se ne è parlato nel 1924, se ne è ridiscusso nel 1929; nel 1945 il Sindaco Tonelli elargisce 2000,00 lire e un benefattore anonimo, il 26 dicembre dello stesso anno, versa 5000,00 lire per l’ acquisto dell’ ambulanza; il 22 marzo 1946 si stampano 60 circolari, con busta, per l’acquisto del nuovo automezzo e il 31 marzo si organizza una questua in paese; il 25 settembre 1946 “dal paese di Anchiano si riceve la somma di lire 1555 per l’acquisto dell’Autombulanza”, ma tutto rimane indefinito.
Riferiva il Geom. Aldo D’Olivo, nominato negli anni ’70 Presidente Onorario della Confraternita che, attorno al 1950, la Misericordia di Lucca aveva offerto un’ambulanza usata alla Consorella borghigiana, ma il Magistrato l’aveva rifiutata, ritenendo impossibile gestirla.
Quando, nel settembre del 1971, da parte della Misericordia di San Gennaro di Capannori fu offerta in dono la prima, gloriosa, ma molto vecchia ambulanza Fiat 1100/103 e la nuova dirigenza fu subito d’accordo nell’accettarla, anche il compianto Aldo D’Olivo fu in prima fila per sostenere la decisione, rimpiangendo le incertezze del passato.
I primi passi della “Protezione Civile”
Il primo intervento di Protezione Civile della Misericordia di Borgo a Mozzano, come riporta Leonilda Marchesini nel suo libro, avvenne in occasione del terremoto del 7 settembre del 1920 che colpì in particolare la Garfagnana e distrusse gran parte del paese di Villa Collemandina.
In questa occasione fu utilizzato il carro-lettiga, trainato da un cavallo di Enrico Brunini, per il trasporto dei feriti dal paese all’ospedale di Castelnuovo. “In questo triste evento trionfò – dice l’autrice del libro - lo spirito di carità e di amore che era presente in tutti i Volontari della Confraternita”.
Scorrendo i libri cassa troviamo una spesa, annotata in data 4 novembre 1920, per “automobile per il terremoto 8.9.20” di lire 390,00 e altre 27,00 lire di “spese incontrate per il viaggio”, a testimonianza che nei giorni dell’emergenza la presenza della Confraternita sullo scenario del terremoto era stata molto attiva.
Il sisma del 7 settembre era stato avvertito molto bene anche nel nostro Comune ed aveva provocato, addirittura, il crollo del campanile di Gioviano, che danneggiò pesantemente la sottostante chiesa. In conseguenza di quel sisma, molte abitazioni del nostro territorio collocarono sui muri perimetrali le catene di rinforzo dei muri maestri che si vedono tutt’oggi.
Ma ci sono anche interventi precedenti che potremmo definire di Protezione Civile.
In previsione dell’entrata in guerra dell’Italia contro Austria e Germania, il Governo, presieduto da Antonio Salandra, deve aver studiato una vera e propria “mobilitazione”, se, come viene evidenziato sempre dal libro cassa, il 18 aprile 1915, la Misericordia, cosa mai avvenuta prima, “riceve un sussidio di lire 300,00 dal Ministro degli interni”.
Ed infatti, dopo l’entrata in guerra dell’Italia avvenuta il 24 maggio 1915, la Misericordia è mobilitata. Il 7 luglio 1915 la Confraternita versa al Comitato Civile per le famiglie dei richiamati la somma di lire 100,00 e il carro lettiga a quattro ruote trainato da cavallo, viene chiamato a Lucca in due occasioni, per trasportare i feriti di guerra dalla stazione ferroviaria all’ospedale: il 28 luglio (con una spesa di 11,00 lire per il cavallo e 8,00 per i militi) e il 1° agosto (sostenendo le stesse spese).
A proposito del “Comitato Civile” sopracitato, vale la pena di ricordare che uno dei “Volontari civili” che operava all’interno di quel Comitato era il Confratello Delfo Carnicelli che, prima della morte, ha donato il suo distintivo e l’attestato di Volontario, esposti oggi nella sede storica della Misericordia.
Una registrazione del 4 gennaio 1929 ci fa scoprire un altro intervento di Protezione Civile: si rimborsano lire 60,00 a Simonetti Narciso e altri quattro uomini per la ricerca, su un tratto di 500 metri di ferrovia, dei resti mortali di un Confratello, di nome Pio, che, evidentemente, è stato travolto dal treno.
L’ organizzazione dei “trasporti sanitari”
Dai registri delle spese si scopre come venivano organizzati i trasporti di ammalati all’Ospedale, quasi sempre quello di Lucca, con il carro lettiga trainato a mano.
L’equipaggio era composto dal vetturino e da due Confratelli. Veniva fatto un telegramma alla Misericordia di Lucca (per un costo di 60 o 65 centesimi) perché venisse con il proprio carro e con i propri Confratelli verso Borgo a Mozzano, percorrendo la via del Brennero e poi la Lodovica; al momento dell’incontro, che avveniva quasi sempre all’altezza di Ponte a Moriano o Rivangaio, si provvedeva al trasbordo dell’ammalato ed i nostri Confratelli rientravano in sede, non senza aver fatto, se del caso, una colazione al Ponte (vedi rimborso pari a 95 centesimi del 14 aprile 1911) o consumato almeno una bibita all’osteria di Rivangaio (vedi rimborso di 30 centesimi del 13 maggio 1911).
Non si trasportavano solo ammalati: infatti il 21 maggio 1911 risultano spese lire 1,05 “per accompagnare un matto…..a Lucca”, il 17 giugno si spendono lire 2,95 “per soccorrere un francese, il quale aveva tentato d’impiccarsi” e il 22 settembre si spendono 10 lire “per il trasporto di …al manicomio”.
Qualche volta si prendono in carico ammalati trasportati dalla Misericordia di Castelnuovo (19 agosto 1912) o, più volte, da quella di Gallicano e si trasportano a Lucca, sempre in forma assolutamente gratuita.
Il 12 luglio 1913 un servizio impegna per molte ore i Confratelli del Borgo: “si riceve dalla Misericordia di Gallicano un ammalato che fu portato dal medico di guardia dell’Ospedale di Lucca che per diverse ragioni non lo poteva ricevere; quindi fu necessario riportarlo all’Ospedale di Castelnuovo”; la spesa è di lire 5,50.
Il 13 agosto dello stesso anno, si trasporta un ferito dal Borgo e, compresa la fasciatura e una bibita ai militi, si spendono lire 6,85.
Dopo il 6 agosto 1911, con l’arrivo del nuovo carro, si aggiunge la spesa per il cavallo che lo traina (il 30 agosto per un servizio fino a Ponte a Moriano si spendono lire 3,40 per il cavallo e 0,70 per i Confratelli).
Il 9 gennaio 1912 si trasporta a Rivangaio tale Annunziata con una spesa di 3,00 lire per il cavallo e 60 centesimi per il telegramma; questa volta il servizio è rapido e i Confratelli non si fermano all’osteria.
Puntualmente, dopo ogni viaggio, si fanno lavare i carri con una spesa che oscilla da 50 centesimi a lire 1,25.
Il 13 agosto 1911, due giorni dopo l’inaugurazione, si acquistano 2 spugne, pelle e spazzolino per pulire il carro lettiga, con una spesa di lire 5,50.
Ci sono, periodicamente, le spese di riparazione dei carri: il 22 gennaio 1912, per un dado alla martinica del carro lettiga a due ruote e per strisce di pelle per le stanghe, si spendono 60 centesimi.
Il carro a quattro ruote paga una tassa annuale allo Stato, che la Misericordia versa puntualmente: 5 lire il 22 luglio 1914.
Anche per il fabbricato si paga una tassa annuale (una sorta di ICI o IMU ante litteram) e, anche in questo caso, il versamento è puntuale: per il 1924 lire 14,30; per il 1963 lire 11076, questa volta con pagamento in quattro rate.
Spesso si “noleggia” il carro a due ruote alla Misericordia di Corsagna, che, dopo aver portato a valle i malati o i feriti, con la barella a spalla o con una sorta di sedia gestatoria, di cui quella Misericordia è ancora in possesso, continua il servizio verso Lucca con i propri Confratelli; il 26 gennaio 1913 Corsagna rimborsa 4,00 lire per il nolo; lo stesso avviene nel 1925, il rimborso è di 25,00 lire.
Con gli anni le Misericordie vicine, come la Regia Misericordia di Lucca o quella di Diecimo, si dotano di “carri automobile” e anche in paese dei privati acquistano un’automobile.
Così, qualche volta, stante l’urgenza, anche la nostra Confraternita deve farvi ricorso, pur continuando ad usare sia il carro a mano che quello a quattro ruote trainato dal cavallo.
Il primo viaggio registrato, con ricorso all’automobile, è del 19 ottobre 1919, per Maria, con una spesa di lire 84,00; il secondo è del 9 gennaio 1920, allo stesso importo di spesa; il 7 febbraio 1921 “trasporto ospedale di Lucca superiora Teresiane con automobile”, spesa lire 211,00. Il 3 marzo 1921 “trasporto un’ammalata da Lucca a Barga” con il carro a cavallo, lire 85,00; al rientro la lavatura del carro con una spesa di 5,00 lire.
Il 22 aprile 1922 è una giornata impegnativa, due viaggi a Lucca per due ammalati, uno di Oneta e uno di Corsagna, spesa di 120,00 lire. Il 25 aprile 1926 “pagato alla Regia Misericordia di Lucca per trasporto d’urgenza all’Ospedale puerpera Palmira” lire 105,00.
In quell’anno sono diversi i servizi effettuati dalla Misericordia di Lucca. Il 22 ottobre 1927 si accompagna all’ospedale un’altra monaca di S. Teresa, il convento di clausura che si trovava al Borgo in località “Venezia” (l’attuale Monastero “Regina Carmeli” di Monte San Quirico a Lucca); questa volta non c’è urgenza e si va con il carro a cavallo, spesa 75,00 lire.
Il 12 febbraio 1928 si porta Frediano “l’arrotino” al Ricovero di Monte San Quirico usando il carro a due ruote, spesa lire 12,50; l’11 febbraio 1930 si trasporta al manicomio di Fregionaia una suora dal Borgo, spesa lire 80,00; sempre nel 1930 si usano la Misericordia di Diecimo e quella di Lucca per due trasporti al manicomio (spese di lire 100,00 e lire 80,00).
Nell’organizzazione dei trasporti sanitari la Misericordia riceve in modo continuativo dei contributi dal Municipio di Borgo a Mozzano che, a partire dal 1917, elargisce somme come “sussidio per trasporto dei poveri all’ospedale”: 150,00 lire nel 1917, 250,00 nel 1919, 400,00 lire nel 1922, 500,00 nel 1931, 500,00 per gli anni 1942/1943, 500,00 nel 1944; anche nel 1946 e 1947 il Comune elargisce 500,00 lire.
Il 28 maggio 1913 la Federazione delle Misericordie di Firenze rimborsa alla nostra Confraternita la somma di lire 56,65 per il “trasporto degli ammalati della Garfagnana dal 5.08.1911 al 31.12.1912”.
Come risulta da una circolare inviata ai Parroci nel 1918, oltre che nel Capoluogo, la Misericordia svolge il proprio servizio nelle frazioni di Anchiano, Chifenti, S. Romano, Gioviano, Rocca, Cerreto, Cune e Oneta.

La prima telefonata
Il 17 febbraio 1916 per la prima volta in una registrazione appare il “telefono”, con cui si chiama la Misericordia di Lucca, sostituendo così il telegramma; la spesa è di 40 centesimi.
Il 31 dicembre 1921 si registrano cumulativamente 6 telefonate alla Misericordia di Lucca, spesa 6,00 lire.

Il problema del carro funebre
Nel 1929, il carro lettiga a cavallo è ormai largamente inutilizzato e alla Misericordia si pensa di dotarsi di un carro funebre.
Le discussioni si sprecano e le riunioni si susseguono.
In cassa ci sono 9282,40 lire.
Viene nominata una commissione composta dal Correttore Don Carlo Lencioni, dal M° Vincenzo Barsi, da Alfredo Brunini (il fabbro) e da Virgilio Ciardelli.
Riferisce la Signora Leonilda Marchesini nel suo libro che il Proposto del Borgo, Don Lencioni, nella seduta del Magistrato del 27 luglio 1929, “enumera le varie difficoltà che comporta l’acquisto di un carro trainato da un cavallo, poiché, al Borgo, esistono solo due stalle; inoltre i carri funebri col cavallo vanno scomparendo, quindi la Confraternita si troverebbe a fare una spesa assai grave”.
Al Consigliere Barsi, riferisce nel libro l’autrice, viene un’idea: “chi facesse un carro-automobile smontabile da servire per i vivi e per i morti ?”.
L’idea piace ai presenti ma appare troppo costosa.
Alfredo Brunini propone di trasformare in carro funebre il carro lettiga a quattro ruote ormai superato dagli interventi dell’autoambulanza della Misericordia di Lucca.
L’idea piace e si procede. Il 24 ottobre 1929 si pagano 4,00 lire per il disegno del carro.
Si sceglie tra due preventivi e il lavoro viene affidato alla Ditta Nannini Benedetto, su disegno del Prof. Baccelli di Lucca; il preventivo è di lire 3850,00, ma, in realtà, in due tranche (del 22 febbraio 1930 e del 7 aprile 1930) alla Ditta Nannini si pagano 4500,00 lire.
Il 25 aprile 1930 si aggiunge la spesa “per il panno e le frangie”, per lire 2179,00 e il 9 maggio la chinea per la copertura del carro con una spesa di lire 96,15.
Il 25 aprile 1930 c’è il primo trasporto funebre con il nuovo carro, il defunto è Eliseo Tomei, il cavallo è di Egisto Brunini. Tomei Achille, dopo ogni funerale, fa la pulizia del carro per 5,00 lire.
Si comprano i finimenti, le frangie e i galloni anche per un secondo cavallo ed il 17 aprile 1931 si noleggiano due cavalli per il trasporto funebre di Vittorio Modena; la spesa è di 120,00 lire, ma dalla famiglia si incassano 210,00 lire. Il nolo del cavallo nel 1934 costa 20,00 lire e balza a lire 90,00 nel 1944; raddoppia anche la spesa per la pulizia del carro da 5,00 a 10,00 lire.
Nel 1946 il cavallo costa 125,00 lire e la pulizia 50,00.
Nel 1948 si fanno otto funerali, il cavallo costa 400 lire a servizio. Nel 1952, il 26 febbraio, “si acquistano i finimenti completi per il cavallo e il carro funebre” con una spesa di 13000 lire.
L’ultimo servizio con il carro funebre trainato da cavallo risulta quello del 21 aprile 1963 per la defunta Angela Guerra.
Il nolo del cavallo costa 1500 lire e la pulizia del carro 200.
Il cocchiere è Tomei Enrico, detto “Ghigo”, di Rapaio, che oggi vive a Corsagna.
Il vecchio carro viene smantellato nel 1968; si salva solo il crocifisso che oggi si trova nella sala grande della sede storica.
La pulizia dei carri e le “spese varie”
Tra le varie considerazioni che potremmo fare, scorrendo le spese sostenute dalla Confraternita, una di sicuro riguarda l’attenzione per l’igiene e la pulizia.
Abbiamo già evidenziato la pulizia dei carri lettiga e del carro funebre, che avviene, regolarmente, dopo ogni servizio, ma possiamo notare anche i continui acquisti di materiale per pulizia: il sublimato, la cenere per il bucato, la legna per fare il bucato, lo zolfo per la disinfezione e il carbone per bruciarlo, la creolina.
Negli anni ’20 le sorelle Gigli provvedono alla tenuta e alla pulizia della sede sociale, ricevendo regolare compenso.
Sui libri cassa si annota tutto con puntualità e precisione, anche qualche spesa che potremmo elencare tra le “varie”: il 4 febbraio 1914 si comprano quattro medaglie d’argento per premi a Confratelli, spendendo 13 lire; il 26 marzo 1915 si “compra un pappagallo per orinare” (lt. 0,60) e il 1 maggio 1911 una bottiglia di marsala da 30 centesimi. Il 14 marzo 1961 si registrano le spese per un viaggio a Castelnuovo Garfagnana “per rintracciare i lampioni e i fanali del carro funebre rubati da ignoti”.


Un fiume di carità
Costante, nella storia della nostra Misericordia, è l’attenzione e l’aiuto ai bisognosi, nelle forme più diverse.
Dai libri cassa riportiamo esempi di interventi svolti: 24 luglio 1911 a Brigida 4,00 lire di sussidio; 30 agosto 1911 due biglietti ferroviari Borgo-Lucca per un’ammalata di Castri e “per sua madre andata ad accompagnarla” lire 1,60; ottobre 1911 si veglia Brigida, ammalata, per sei notti, ogni notte si pagano 60 centesimi; più volte, nel 1911 e nel 1913, si compra una libbra di carne a Rosalinda, “povera ed ammalata”; 7 aprile 1912 si paga per alloggio e vitto a Paolo detto “tancagnino”, 70 centesimi; sussidi vengono dati a Iacopo, ad Agostino, a Clelia, a “Racchele” di Anchiano e perfino a Giulio Tagliaferri “mendico di Roma”, nel febbraio 1913; sempre nel 1913 si paga l’alloggio a un povero e si da un sussidio di lire 3,00 a Costantino di Oneta e 2,60 al Confratello Luigi; il 30 agosto 1914 si paga “cena e alloggio a un bracciante di Motroni emigrato dalla Francia”; settembre 1914 si veglia Caterina per due notti; si fa vegliare un ferito di Pisa; il 15 dicembre 1923 si paga “a Giò Lotti per cena a un viandante” 3,00 lire (si tratta del titolare dell’osteria “da Bacciano”, situata nei locali oggi di proprietà della Misericordia, il padre di Iolanda e di Suor Amabile Lotti); nel novembre 1925 sussidio a Zaira di 15,00 lire e nel 1927, a novembre, sussidi a quattro poveri viandanti “compreso ferrovia da Borgo a Lucca” per lire 35,75; anche nelle ricorrenze della Pasqua e del Natale la Confraternita usa dare vari sussidi ai poveri del Borgo e delle frazioni del Comune; il 7 marzo 1930 un sussidio a “Adolfo miserabile” di lire 2,50; si fanno diversi acquisti di medicinali dalla Farmacia Amaducci da distribuire ai poveri; a Pasquina un sussidio di 10,00 lire il 26 giugno 1931; nel 1932 si somministrano generi alimentari a famiglie povere per lire 69,00 ed anche il 24 dicembre 1943 avviene una distribuzione in occasione del S. Natale; nel 1950 beneficenza per lire 2075 a varie famiglie in difficoltà; si aiuta con “vitto e viaggio una viandante svenutasi” (13 maggio 1952), spesa di 700 lire; si comprano scarpe di tela a un povero carcerato del Carcere Mandamentale di Borgo a Mozzano (il custode era il Confratello Arcangelo Guerra); ai poveri di Oneta si mandano 2000 lire nel 1953 e 4000 lire ad altri di varie frazioni; si aiuta una famiglia profuga con lire 1000; e sempre nel 1953 si aiutano con ulteriori 22000 lire “i poveri di Borgo a Mozzano, Rocca, Piano Rocca e Oneta”; beneficenza eccezionale nel 1954 e 1956 a un Confrate, di nome Pompeo, per operazione e lunga malattia (lire 15000) e ad una bambina, Elisabetta, per lire 1000; ancora nel 1957 e 1958 si aiutano con generosi contributi i detenuti del carcere Mandamentale; si fa beneficenza alle famiglie danneggiate dall’incendio verificatosi a Borgo a Mozzano il 12 agosto 1962, con un contributo di lire 10000 (tra le famiglie coinvolte nell’incendio dell’abitazione anche quella di Remo Garibaldi, oggi Presidente del Collegio Probivirale della Fraternita); ancora nel 1962 si aiuta la famiglia del Confrate Pompeo, deceduto, con lire 10000.
Parte attiva nella comunità
Attenta è anche la partecipazione della Misericordia agli eventi della collettività, ai bisogni di altre Associazioni o ad accadimenti di carattere nazionale: nel 1912 si concorre con 50,00 lire al Comitato Nazionale per le famiglie povere dei soldati caduti in Libia; il 24 dicembre 1913 viene “elargito alla Società L’Unione per l’albero di Natale” un aiuto di lire 10,00; il 21 gennaio 1923 si concede alla locale Società di Mutuo Soccorso un generoso contributo di lire 500,00.
Siamo negli anni del Regime e la Misericordia, oltre ad inserire il fascio littorio nel timbro ad inchiostro, concorre alle varie iniziative che vengono promosse dal Partito: nel 1925 partecipa al risanamento del debito della Vittoria con lire 25,00 e nel 1927 acquista una cartella del “Prestito Littorio” da lire 500,00; nel 1930 contribuisce alla “befana fascista” con lire 20,00 e nel 1934 si occupa di far lavare la biancheria degli avanguardisti.
Il 10 aprile del ’25 si spendono 95,00 lire per la cornice ad un ritratto di Sua Maestà il Re e, subito dopo i Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929, si acquistano i quadri di S. E. Benito Mussolini e di Sua Santità Pio XI; la spesa di 47,00 lire porta la data del 12 marzo 1929.
Si arriva al 1951, c’è la grande alluvione del Polesine, la Confraternita, già il 18 novembre, versa 5000 lire al Proposto di San Jacopo e 5000 lire al Comune per gli aiuti, contribuendo così sia alla sottoscrizione della Chiesa che a quella delle Istituzioni; il 16 dicembre, sempre a sostegno degli alluvionati, consegna lire 1000 alla Conferenza di San Vincenzo De Paoli per la riparazione di una casa danneggiata.
Il 27 maggio 1952 contribuisce con 5000 lire al regalo di una tunica al sacerdote novello, Confratello don Marcello Sartini e, sempre nella stessa data, consegna 5000 lire alla Parrocchia di San Jacopo per la rifusione della terza campana; nel febbraio 1953 invia 10000 lire per i danneggiati dalle alluvioni di Olanda, Belgio e Inghilterra e nel 1956 contribuisce con 5500 lire agli aiuti per l’Ungheria invasa dall’Unione Sovietica. Nel 1958 versa alla Conferenza di San Vincenzo lire 1000 in memoria di Pio XII.
Lotterie e fiere di beneficenza
Fonti di entrate, negli anni, per la Misericordia, sono le lotterie e le fiere di beneficenza che, periodicamente, vengono organizzate per sostenere le attività assistenziali e di carità. Il 30 giugno 1912 per la vendita di cartelle della lotteria si incassano 50,00 lire.
Anche oggi l’ organizzazione della fiera di beneficenza è una delle attività che impegna, per tutto l’anno, un buon numero di Volontarie, che sono presenti con i loro lavori al “festival della birra” che si svolge, ormai da decenni, per tutto il mese di luglio presso gli impianti sportivi di Borgo a Mozzano, per iniziativa del locale Gruppo Sportivo.
Le quote sociali e le questue
Puntuali sono anche le riscossioni ogni anno delle quote sociali di Confratelli e Consorelle, mentre, nei primi anni di attività, era consuetudine fare la questua mensile, o addirittura settimanale, per le vie del paese, di cui si incaricavano i membri del Magistrato; nel mese di luglio 1911 la questua viene effettuata sei volte (nelle cinque domeniche di quel mese ed anche il sabato 22), il ricavato è di lire 19,37.
Nel settembre 1911 la questua mensile ammonta a lire 15,90.
Le quote sociali del 1912, per Confratelli e Consorelle, ammontano a lire 227,80 e quelle del 1945 a 1065,00 lire.
Nell’ottobre 1914 si annota che: “non si effettua la questua per mancanza di personale”.
La Federazione delle Misericordie
Da sempre la Confraternita della Misericordia di Borgo a Mozzano è stata partecipe della vita e delle attività della Federazione delle Misericordie che, fondata nel 1899, ha assunto poi la denominazione di Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia.
Al primo Congresso costitutivo di Pistoia, che si tenne il 24 e 25 settembre 1899, la Confraternita del Borgo, appena costituita, risulta presente con delega al Conte Cesare Sardi, Proposto della Misericordia di Lucca, che, in quel congresso costitutivo, fu eletto primo Presidente della Federazione delle Misericordie.
Scorrendo i libri della cassa si ritrova una continuità di relazioni con le altre Confraternite e con la dirigenza federativa.
Sicuramente i rapporti sono facilitati dall’amicizia che lega uno dei fondatori della Confraternita, il dottor Luigi Amaducci, farmacista del Borgo, con il Conte Cesare Sardi, Proposto della Misericordia di Lucca e, come abbiamo visto, primo Presidente della Federazione delle Misericordie.
Il Conte interviene spesso a Borgo a Mozzano, è presente alle principali manifestazioni, dirime le controversie interne (o almeno ci prova) della nostra Confraternita. Alla festa di inaugurazione della sede sociale, del 6 agosto 1911, Sardi interviene insieme all’Avvocato Giovanni Battista Cappelli di Empoli, che è oratore ufficiale.
I libri cassa testimoniano che, nel 1913, la nostra Misericordia versa alla “Unione Federativa delle Misericordie – Lucca” la somma di lire 25,00 come contributo degli anni 1908/1912 e, nella stessa data, versa anche la somma di lire 31,65 per la costituzione di un fondo di “cassa federale”.
Il 4 agosto 1914 si concorre, con un contributo, sia pur modesto, ad un “premio” indetto dalla Misericordia di Prato; il 30 giugno 1915 si paga alla Federazione Misericordie il contributo per gli anni 1913 e 1914 (lire 10,00).
Il 7 settembre 1925 si interviene ai funerali del Conte Cesare Sardi a Lucca; nel 1927 risultano versate altre quote alla Federazione per lire 61,89.
Nel secondo dopoguerra la Confederazione cerca di riorganizzarsi e diversi membri del Magistrato della nostra Confraternita partecipano al Convegno Interregionale delle Misericordie a Empoli del 13 luglio 1952 (spese rimborsate lire 8750).
Il 31 agosto dello stesso anno si partecipa anche al Convegno Interregionale di Ghivizzano e, nel 1953, si acquistano biglietti di una lotteria della Misericordia di Carmignano.
Nel 1957 si versano 3000 lire al Comm. Roberto Crema, Presidente Nazionale Confederale, per la realizzazione di una croce ai defunti promossa dal Presidente onorario della Confederazione stessa, Sen. Giovanni Gronchi, di Pontedera, divenuto, nel 1955, Presidente della Repubblica Italiana.
Ancora nel 1963, l’8 giugno, si versano alla Confederazione lire 2020 per concorrere “alle spese di carattere generale”.
Con la rinascita del 1971 e l’ingresso in Misericordia dell’appena costituito Gruppo Donatori “Fratres”, nasce una buona amicizia tra i dirigenti della nostra Confraternita, il Presidente della Confederazione Avv. Alfredo Merlini e il Comm. Mario Nava, Presidente della Consociazione Fratres, che sono, di frequente, presenti a Borgo alle iniziative della Fraternita; il nostro Governatore, Gabriele Brunini, accompagna, spesso, durante le estati di quegli anni, il Presidente Merlini, che soggiorna per villeggiatura a Fiumetto, alle tante feste di Misericordie e Gruppi Donatori di Sangue che si svolgono nella Lucchesia, dove c’è stata una grandissima fioritura del nuovo movimento Fratres.
L’amicizia con l’Avvocato Merlini fa sì che Brunini, nel 1985, venga eletto per la prima volta nel Consiglio Nazionale di Confederazione, dove è confermato dalle elezioni del 1989 e del 1993.
Nel 1989 Brunini entra nell’Ufficio di Presidenza confederale, chiamato dal Presidente Francesco Giannelli che, con le elezioni del 1985, tenutesi alla Certosa di Firenze, è succeduto, non senza contrasti, all’Avvocato Merlini. Il nostro Governatore ricopre questa carica fino all’aprile 1995, data della sua elezione a Sindaco di Borgo a Mozzano.
Gabriele Brunini, rientrato nel Magistrato della nostra Fraternita come Vice Governatore, dopo i due mandati di Sindaco, il 6 ottobre 2007, nell’Assemblea della Confederazione svoltasi a Roma, viene eletto Presidente Nazionale della Confederazione delle Misericordie d’Italia; carica ricoperta fino al febbraio 2011.
La commemorazione dei defunti
Anche negli anni in cui le attività della nostra Confraternita erano molto ridotte, la Misericordia non ha mai rinunciato alla commemorazione dei Confratelli e delle Consorelle defunti, celebrazione che, normalmente, si teneva a fine novembre.
Della ricorrenza i libri cassa dettagliavano, con precisione, tutte le spese sostenute; a titolo esemplificativo si riportano quelle del 25 novembre 1917: “per la prima messa 3,00 lire, per la seconda messa cantata 4,00 lire, per i sacrestani lt. 1,20, per gli arredi sacri lt. 1,00, a un frate per cantare in coro 1,00 lira, ai frati per S. Messe da celebrare nei giorni successivi 6,00 lire, ai campanari 2,00 lire e all’organista 1,00 lira”.

I “livornesi” al Convento di San Francesco
Nell’ottobre 1943 si riceve un’offerta di lire 500,00 per “beneficenza” dalla Direzione dell’ Istituto G. Pascoli di Livorno, che aveva sfollato a Borgo a Mozzano 250 bambine, tutto il personale e le suore, per un totale di 300 persone, che furono tutte alloggiate nel Convento dei Padri Francescani (dal 2005 proprietà della nostra Misericordia).
L’Istituto si era trasferito a Borgo a Mozzano dopo il massiccio bombardamento che, nel maggio del 1943, aveva subito la città di Livorno ad opera degli aerei alleati.
In un suo libro Padre Ottaviano Giovannetti o.f.m. ricorda che “il paese di Borgo a Mozzano seguì l’esempio dei Padri e si mostrò premuroso, porgendo ogni aiuto con passione e carità cristiana”.
Se l’Istituto livornese offrì un contributo così generoso alla Misericordia, vuol dire che, anche in quel periodo difficile della guerra, la nostra Confraternita esercitava ancora un’attività meritoria ed apprezzabile.
Gli sfollati rientrarono a Livorno solo nel febbraio 1946 e, fino a quel momento, la vita del Convento fu letteralmente alterata dal grande numero di persone che occupavano tutto l’immobile.
Uno dei responsabili dell’Istituto livornese era Silvio Carrara, padre della maestra Giuliana che, con la famiglia, al termine della guerra, rimase a Borgo a Mozzano.
Giuliana Carrara, insegnante nelle scuole elementari del nostro territorio, è deceduta al Centro Anziani della Misericordia ed ha lasciato, per testamento, i suoi averi alla Fraternita, come abbiamo meglio descritto in un paragrafo successivo.
Si spegne l’entusiasmo
I “libri cassa” cessano le registrazioni con l’anno 1963.
La Misericordia è amministrata, di fatto, in quegli anni, dal Segretario Enrico Martini, che ha l’indubbio merito di aver tenuto in vita l’Associazione provvedendo alla riscossione delle quote sociali, facendo celebrare, annualmente, Sante Messe in suffragio dei Confratelli e delle Consorelle defunti.
Enrico Martini, che appartiene ad una importante famiglia del paese (il nonno Domenico è stato l’architetto ufficiale della Real Casa dei Borbone - Parma ed il babbo Giuseppe è stato un bibliofilo di fama internazionale) ha dedicato la sua vita alla Parrocchia di San Jacopo, di cui era l’attento sacrestano, svolgendo però, con grande discrezione, anche compiti “riservati” da esperto di liturgia, a cui teneva molto; compiti che lo facevano interfacciare con tanti esponenti importanti della Gerarchia ecclesiastica e della Curia romana; di fatto era il correttore, non ufficiale, delle bozze del calendario liturgico universale.
Il Martini conosceva perfettamente il greco antico e il latino.
Precisissimo nelle registrazioni, sia pure con una calligrafia molto sprecisa, che arricchiva con tante macchie di inchiostro e vistose cancellature, Enrico Martini annota sul libro cassa che: “con la data del 1 agosto 1947 sono eliminate le frazioni di lira”; i centesimi ritorneranno con la istituzione dell’euro, dal 1 gennaio 2002.
Ogni anno il Martini provvede, come Segretario, alla riscossione delle quote sociali di Confratelli e Consorelle e, puntualmente, si assegna un “aggio del 10% sulle riscossioni”, che registra nella colonna delle spese; subito dopo, però, nella colonna delle entrate, registra la medesima cifra come “offerta alla Misericordia da parte del Segretario”.
Negli anni ’50 e ’60 l’attività assistenziale e di soccorso è praticamente cessata; la sede della Misericordia, che ha subito il passaggio della guerra e l’uso improprio dei locali da parte delle truppe tedesche prima ed alleate poi, viene risistemata, utilizzando, soprattutto, un “rimborso per danni di guerra” da parte del Ministero dei Lavori pubblici che, in data 18 aprile 1952, invia la “discreta” cifra di lire 106120, dopo il lavoro di stima dei danni e le pratiche svolte da due professionisti locali, incaricati dalla Misericordia: i geometri Silvano Minucci e Giorgio D’Olivo. Che la guerra avesse portato devastazione alla sede è provato dal rimborso dei danni, a cui abbiamo accennato sopra, ma anche da una registrazione di spesa del 27 marzo 1946, di lire 2500, che recita “trasporto in camion da Fiumalbo al Borgo a Mozzano della roba di proprietà di questa Misericordia asportata dai tedeschi”, o da una entrata di lire 15170 per “rifusione danni alleati ai beni mobili ed immobili del locale sociale” del 16 dicembre 1953, che abbiamo citato anche nella introduzione, che si aggiunge al rimborso per “danni di guerra” erogato dal Ministero dei Lavori Pubblici.
Il 3 agosto 1946 si vende la vecchia lettiga a due ruote con un ricavato di lire 2000.
Con il 1 gennaio 1951 il locale sociale viene affittato, in parte, all’INAIL (istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro) sede di Lucca, che paga un canone di 8000 lire mensili; la locazione dura fino al 31 dicembre 1954.
Sono gli anni della costruzione dello sbarramento della diga e della galleria che, dallo sbarramento del Borgo, arriva fino alla centrale di Vinchiana; vi lavorano tantissimi operai e, di sicuro, un ufficio INAIL a Borgo a Mozzano era utile.
A partire dal 1° luglio 1961 l’ambulatorio della sede sociale viene ceduto all’O.N.M.I. (opera nazionale maternità e infanzia) per attività di consultorio e vaccinazioni il fitto di 80000 lire annue viene pagato dal Comune di Borgo a Mozzano.
Tra le entrate dei vari anni compaiono spesso, a partire dal 29 luglio 1913, le elargizioni della Cassa di Risparmio di Lucca (nel 1913 60,00 lire) e nel 1921, ma solo per quell’anno, ce n’è anche una di lire 100,00 del Banco di Roma, che aveva una filiale a Borgo a Mozzano.
Il carro funebre automobile
Siamo negli anni attorno al 1960, l’attività assistenziale della Misericordia è praticamente ferma e i dirigenti pensano a come poterla riprendere. Scartata, per mancanza di coraggio, l’idea di dotarsi di una autoambulanza, si torna a pensare di dotarsi di un auto funebre, non essendo ormai più praticabile l’uso del carro funebre trainato dal cavallo.
Nel 1964 si procede al rinnovo del Magistrato e le elezioni si tengono la domenica 13 dicembre. Governatore viene eletto Giuseppe Brunini (il fabbro), persona stimata che, da sempre, è l’onnipresente sacrestano della Chiesa di San Rocco e “camerlengo” dell’Alma Compagnia di quella Parrocchia. Nell’anno 1966 si decide di acquistare un auto funebre, tipo 1100/E, posto in vendita dalla Misericordia di Fiesole, immatricolato nel 1952.
Il prezzo richiesto è di duecentomila lire. L’automezzo è destinato al trasporto dei Confratelli e delle Consorelle defunte ed il Magistrato predispone un nuovo regolamento.
L’automezzo ha qualche difficoltà di guida durante i cortei funebri, non essendo dotato di marce “ridotte”; ogni volta che deve fare un servizio ci sono evidenti difficoltà a metterlo in moto e si fa ricorso alla vicina Stazione dei Carabinieri e i militari, con la loro “fiat campagnola”, spingono l’auto funebre fino a farlo andare in moto.
Il Magistrato, in quegli anni, cerca, comunque, di riorganizzare la Confraternita e di far fronte alle critiche che vengono rivolte all’Associazione per il suo immobilismo.
Anche l’apprezzato mensile paesano “il ponte del diavolo”, diretto allora da Mario Prosperi ed amministrato da Adolfo Tomei, decide di occuparsi della Misericordia con un “reportage”, corredato di diverse fotografie, che appare sul n. 77 dell’agosto 1969.
I commenti sono poco edificanti per la dirigenza della Confraternita ed anche per il Comune, che continua ad usare i locali per le vaccinazioni dei bambini; ci si preoccupa molto anche per la sorte dei volumi della biblioteca Cristofanini, che versano in condizioni penose e si auspica che la Misericordia possa ripartire.
Autori dell'articolo e dell'accesso "non autorizzato" nella sede sono: lo stesso direttore Mario Prosperi, Gabriele Brunini e il "fotografo" Piergiorgio Pieroni.
Ai dirigenti della Misericordia ed al Correttore Don Emilio Petretti l'articolo non piace; si minacciano addirittura querele; ma poi il buon senso prevale; ed anche questo fatto contribuisce ad accelerare la rinascita della Confraternita.

Arrivano i Donatori di Sangue
Nel 1970 nasce a Borgo a Mozzano il Gruppo Donatori di Sangue “Fratres”, espressione della Consociazione Nazionale “Fratres”, nata all’interno della Confederazione delle Misericordie d’Italia; Capogruppo fondatore è Pietro Gambogi.
Esistendo al Borgo una Confraternita, il Gruppo Fratres è considerato, dalla sede nazionale di Firenze della Consociazione, una delle attività della Confraternita stessa, facendo sorgere una polemica tra i donatori e i dirigenti della Misericordia che, all’inizio non ritennero di accogliere il Gruppo nella propria sede. I donatori trovarono così accoglienza nella canonica di San Rocco e il Parroco Don Raffaello Orsetti diviene Cappellano del Gruppo “Fratres”.
Si trova comunque una soluzione, proprio con la mediazione di Don Orsetti, tra il Gambogi e il Governatore Giuseppe Brunini: i donatori sarebbero entrati in Misericordia e si sarebbero impegnati nel restauro della sede, ottenendo un rinnovamento significativo del Magistrato.
Per la carica di Governatore e Vice Governatore/Tesoriere vengono indicati due giovani, Gabriele Brunini e Marcello Martini, che risultano avere il gradimento di entrambe le parti.
Gabriele Brunini da alcuni anni era l’autista volontario del vecchio auto funebre che, ormai, nessuno voleva più guidare e Marcello Matini era già il cassiere del Gruppo Donatori.
Si riparte
La sera del 2 luglio 1971 ebbe luogo l’Assemblea Generale dei Soci che nominò il nuovo Magistrato così composto: Governatore Gabriele Brunini, Vice Governatore/Tesoriere Marcello Martini, Segretario Enrico Martini e Consiglieri: Aldo D’Olivo, Oreste Tomei, Giuseppe Brunini, Giancarlo Fazzi, don Raffaello Orsetti; Correttore, come consuetudine, Don Emilio Petretti, Proposto di San Jacopo.
Quando Gabriele Brunini divenne Governatore aveva venti anni e rimase ininterrottamente in carica fino al 1995, data della sua elezione a Sindaco di Borgo a Mozzano.
“La sua ininterrotta attività – ricorda Leonilda Marchesini Rondina nel libro sulla storia della Confraternita - diede una nuova spinta di rilancio all’Associazione; la sua perseveranza, l’intuizione e il coraggio, uniti alla fiducia nella Provvidenza, lo aiutarono a risolvere i problemi più delicati e le situazioni più complesse”.
Come detto in precedenza, in questi anni vi fu davvero una importante e significativa ripresa di tutte le attività assistenziali e caritative, anche grazie all’apporto del Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” di Borgo a Mozzano che, nato al di fuori della Misericordia, fece la scelta di sentirsi parte integrante della Confraternita; l’Associazione, da quel momento si chiamò:
Fratenita di Misericordia - Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” di Borgo a Mozzano”.
Il tutto suggellato dal nuovo “atto costitutivo di associazione” del 18 agosto 1972, con la contestuale approvazione del nuovo Statuto, tuttora vigente (Notaio Paolo Antignani - Borgo a Mozzano – n. 1531 Repertorio – n. 694 Raccolta).
In seguito a questa unione, ancora oggi, all’interno del Magistrato figurano sia Confratelli della Misericordia sia dei Donatori di Sangue; inoltre il Governatore della Misericordia è membro di diritto del Direttivo dei “Fratres” e il Presidente “Fratres” è membro di diritto del Magistrato della Confraternita.
L’obiettivo comune è sempre quello di “servire il prossimo bisognoso e sofferente”, ossia aiutare il prossimo con spirito di carità, come ci insegna il Vangelo.
Negli anni la Misericordia ha incrementato il proprio parco macchine, si è dotata di attrezzature e di mezzi per la Protezione Civile, ha realizzato un poliambulatorio, effettuando, a proprio totale carico, la ristrutturazione di un appartamento, di proprietà del beneficio parrocchiale, attiguo alla Chiesa del SS. Crocifisso.
Il “Poliambulatorio della Misericordia” fu inaugurato il 4 maggio 1980 e la realizzazione fu possibile grazie, soprattutto, ad un generoso lascito di Serafina Fazzi.
Dopo la prima vecchia ambulanza Fiat 1100/103, donata dalla Misericordia di San Gennaro, nel 1972, una nuova autoambulanza Volkswagen T2 venne donata dalla Cassa di Risparmio di Lucca; a questa seguiranno altri automezzi di soccorso donati dalle principali aziende del territorio, l’Italvetro nel 1987, la Mondialcarta nel 1989, le Industrie Cartarie Tronchetti nel 1992.
Molto prima che lo facessero le strutture sanitarie pubbliche, a partire dal 1975, si organizzò, nei giorni prefestivi e festivi, una “guardia medica” presso la sede sociale, con la collaborazione dei medici condotti del tempo: il dottor Luigi Rondina, il dottor Giuseppe Tassan Mangina e il dottor Franco Giusti. Quattro Volontari si alternavano nei turni: il centralinista, l’accompagnatore del medico nelle visite domiciliari, l’autista e il barelliere dell’autoambulanza.
Nel 1979 l’allora Consorzio Socio Sanitario istituì la “guardia medica territoriale” e il servizio venne lasciato in gestione alla Misericordia, con la responsabilità anche di un servizio di centralino per tutta la Media Valle del Serchio, che rispondeva al numero telefonico 88081.
Alla fine del 1975 la gestione della Misericordia si faceva via via più impegnativa per il Governatore e i membri del Magistrato e così si decise di avvalersi della collaborazione di un donatore di sangue, originario di Villa a Roggio, che, lasciato il servizio alla Scuola di Polizia di Nettuno, per pensionamento, era venuto ad abitare al Borgo: Settimo Gaggini, storico segretario della Fraternita che, anche nei tempi recenti, ha continuato, ogni giorno, a frequentare la Misericordia, ad andare, ogni mattina, all’ufficio postale per ritirare la corrispondenza, a fare le registrazioni sul protocollo; per oltre trent’anni, sempre con la stessa serenità, cordialità, mai rinunciando alle sue battute scherzose.
Un aiuto davvero prezioso per gli impiegati che, nel tempo, sono entrati a lavorare negli uffici della Fraternita, per gestirne la complessa macchina organizzativa, come: Claudia Benedetti nel 1984, Gabriele Bertolacci nel 1988 e Paola Meconi nel 1994.
Nel campo della “Protezione Civile” si è intervenuti con aiuti e con Volontari in tutte le grandi emergenze: il Friuli nel 1976, la Campania nel 1980 e così via fino al terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, durante il quale la nostra Misericordia ha gestito direttamente, per circa sei mesi, il Campo di Lilletta di Bagno.
Anche il recentissimo terremoto dell’Emilia ci ha visto presenti.
Orlando De Paoli: l’autista
 I primi autisti volontari dell’ambulanza Fiat 1100/103 furono Gabriele Brunini e Attilio Suffredini, Presidente del Gruppo Fratres; con quest’ultimo verrà attivata una prima forma di collaborazione lavorativa, a partire dal febbraio 1973.
La Misericordia acquisisce un numero telefonico per le chiamate di emergenza: lo storico 88081.
La chiamata giunge ad una segreteria telefonica, installata in sede, che fornisce il numero dell’autista reperibile, che parte per il servizio, quasi sempre da solo; per caricare un ammalato sull’ambulanza ci si fa aiutare dai familiari dell’ammalato stesso o dai vicini di casa, per un ferito sulla strada ci sono gli automobilisti di passaggio o i curiosi.
Il primo dipendente “ufficiale” della Misericordia, da tutti conosciuto e apprezzato è Orlando De Paoli, che prende servizio il 1 marzo 1974, come “autista di ambulanza e auto funebre”.
A lui, che si occupava anche del tesseramento, va il merito di aver tanto lavorato per far conoscere la Misericordia su tutto il territorio comunale, potendo contare anche sulla piena collaborazione di tutta la sua famiglia; il negozio di articoli casalinghi della suocera Maria e della moglie Bianca, posto in via Umberto, diventa, in quegli anni, una sorta di ufficio distaccato della Misericordia.
Quando Orlando lascia l’incarico, per motivi di salute, ormai la Misericordia ha una organizzazione funzionante ed altri autisti gli subentrano: Giuliano Giorgi prima (dall’agosto 1980) e Massimo Lavoratti poi (dall’aprile 1983), fino all’organico di oggi.
Il sogno si realizza: nasce il Centro Accoglienza Anziani
 L’avvenimento indubbiamente più importante, tra i tanti significativi della storia recente della Misericordia, è stato la realizzazione del Centro Accoglienza Anziani, nell’antico Convento di San Francesco del Borgo, che l’Ordine dei Frati Minori concesse alla Misericordia, prima in comodato, nel 1981 e poi in proprietà, nel 2005, con una generosità davvero straordinaria, riconoscendo la meritoria attività di aiuto, agli anziani soli e bisognosi di assistenza, che la Fraternita andava realizzando (la cerimonia della donazione dell’immobile si svolse il 22 gennaio 2005 alla presenza del Ministro Provinciale della Toscana Padre Maurizio Faggioni o.f.m.).
Il primo documento attestante la fondazione del Convento risale al 1523. Nel documento, il “Breve” di Papa Clemente VII, sono specificati i requisiti necessari per la costruzione dell’edificio: “cum ecclesia, humili campanile, campane, claustro, refectorio, horto, hortinijis et olias necessarijs officinis…”. Il Padre Ministro Provinciale dei Frati Minori della Toscana del tempo, Angelo Stellini o.f.m., nell’incontro che ebbe con i dirigenti della Misericordia, il 5 febbraio 1981, dopo aver appreso del progetto che la Fraternita intendeva realizzare, ebbe a dire: “questa è la migliore destinazione che il nostro Convento possa avere”. A quell’incontro erano presenti: il Governatore Brunini, il Vice Governatore Alvaro Carlotti, Alfredo Malgari, l’Avvocato Vasco Motroni, la Consorella Leonilda Marchesini Rondina, il Sindaco del tempo Gabriele Matraia e il Frate del Convento che tanto ha fatto perché la struttura fosse data alla Misericordia, il compianto Padre Bernardino Michelucci o.f.m.
Il 30 novembre 1981 si stipulò il contratto di comodato dell’immobile ed il 23 gennaio 1983 avvenne la solenne inaugurazione del Centro Accoglienza Anziani, dopo rapidi e poderosi lavori di ristrutturazione, che videro una partecipazione ammirevole e generosa di tantissimi benefattori, il coinvolgimento di tutte le frazioni del Comune ed anche dei borghigiani residenti all’estero (particolarmente significativo l’aiuto dei borghigiani di Melbourne in Australia).
Tra i più impegnati nel promuovere la nascita del Centro Anziani merita di essere ricordato il membro del Magistrato Lorenzo Tommaso Amidei, impresario edile, che, purtroppo, non vide la realizzazione; cadde da un tetto su cui lavorava, nella via Umberto a Borgo a Mozzano, il 7 dicembre 1981.
La domenica mattina del 23 gennaio 1983 faceva davvero un freddo terribile; il corteo, molto partecipato, partì dal piazzale della Scuola Media ed i musicisti della Banda di Benabbio trovavano difficoltà a suonare gli strumenti gelati; davanti al Municipio entrarono nel lungo corteo anche tutte le autorità presenti per raggiungere il Convento, percorrendo via Roma e poi via San Francesco.
La solenne Messa fu celebrata dall’Arcivescovo di Lucca Mons. Giuliano Agresti. I discorsi ufficiali furono tenuti dal Governatore Brunini, dal Sindaco Matraia e dal Presidente delle Misericordie d’Italia Merlini. Appena una settimana di tempo, per verificare il funzionamento degli impianti e dei servizi e, il 1 febbraio 1983, entrarono i primi ospiti: Cherinto Bonardi di Borgo, Quintilio Cerù di Oneta e Nelido Pierinelli di Chifenti, tutte persone sole che avevano atteso, con trepidazione, da tempo, l’apertura della “casa di accoglienza della Misericordia”.
Quintilio Cerù, apprezzato pittore e scultore, alla sua morte lascerà, per testamento, una significativa cifra alla Misericordia, destinata ai lavori di ristrutturazione del Centro. Il Cerù aveva lavorato nella storica fabbrica di ceramiche e presepi “Fontanini”, che aveva sede nel palazzo Tossizza, in località “Venezia”, a Borgo a Mozzano, fino ai primi anni ’50 occupato dal Monastero delle Teresiane, poi trasferitesi a Lucca. Il 2 febbraio 1983 entrò Serafino Tulipano, il 5 febbraio Auretta Landi e, il 1 marzo, la professoressa Maria Giovannini Caterina, di Borgo a Mozzano che, per prima, lascerà, con testamento, un immobile di sua proprietà alla Misericordia; il 22 marzo 1983 entrò Franca Ceccarelli di Lucca, che tuttora vive al Centro. Il 1 febbraio entrano in servizio anche i primi dipendenti che vengono definiti “inservienti”, di quello che, a tutti gli effetti è un “centro residenziale per anziani autosufficienti”; si trattava di Alice Cecchi, Maria Giovanna Danti, Sandra Ferrarini, Maria Teresa Luvisi, Roberta Ori, Maria Livia Vannini e Gabriella Taccini. Prova a lavorare come “inserviente” anche Sergio Virgili, ma non si trova a suo agio in quel ruolo e lascia; rientrerà in Misericordia come autista ed è tuttora in servizio. Maria Livia Vannini, da subito si iscrive al corso infermieri ed oggi è una delle coordinatrici del servizio infermieristico della Misericordia, insieme a Lorena Mariani. La prime infermiere professionali del Centro furono Emma Riani di Coreglia e Maria Tonarelli di Gioviano, che presero servizio rispettivamente nel gennaio del 1986 e nel settembre del 1987. All’apertura del Centro, ad aiutare il Governatore nel coordinamento della nuova realtà ci furono due figure preziose, che non possiamo dimenticare: l’economo Volontario Alessandro Brunini, da poco in pensione, che vive a Piano della Rocca, dopo aver diretto, in giro per l’Italia, per tanti anni, strutture assistenziali e sanitarie dell’INPS ed una suora dell’Istituto Figlie di San Francesco, Suor Bianca Mauro.
Antonio Lucchesi e Damiano Simonetti Governatori
 Nel 1995, anno in cui Gabriele Brunini lasciò la carica di Governatore perché eletto Sindaco, a succedergli fu eletto Antonio Lucchesi, di Borgo a Mozzano, già Vice Governatore con Brunini, che prendeva l’impegno di dirigere la Confraternita fino alla naturale scadenza del Magistrato, che sarebbe avvenuta l’anno successivo.
Le elezioni del 1996 videro la nomina a Governatore di uno dei più giovani membri del Magistrato, Damiano Simonetti di Cerreto, mentre la carica di vice Governatore venne assegnata al Geom. Alvaro Carlotti, la riunione del Magistrato si tenne il 23 aprile 1996.
Durante il suo mandato ci fu un forte cambiamento, per quanto riguarda i servizi di ambulanza; nel 1997, infatti, ci fu l’istituzione del D.E.U (Dipartimento Emergenza Urgenza); da questo momento la Misericordia di Borgo a Mozzano iniziò la gestione, per una vasta zona della Media Valle del Serchio, dei servizi di urgenza del “118”, con il Punto di Emergenza Territoriale. Vi fu perciò la necessità di utilizzare ambulanze con strumentazioni sempre più efficaci ed adeguate per rispondere, in maniera tempestiva, al bisogno sanitario, anche di grave entità come, ad esempio, urgenze cardiologiche e di rianimazione, con la presenza di un medico a bordo dell’ambulanza.
Nel 1997, ricorrendo il centenario della fondazione dell’Associazione, ci furono tante e importanti celebrazioni, a partire da quella del 14 marzo nella Chiesa del SS. Crocifisso, Patrono della Misericordia: una solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Correttore Nazionale delle Misericordie d’Italia Mons. Adorno Casini, con il Correttore Don Angelo Fanucchi, i Padri Francescani e con Mons. Luigi Caselli, Cappellano del Gruppo “Fratres” e generoso benefattore della Fraternita. Presenti anche i Parroci di tutto il Comune di Borgo a Mozzano.
 
Di seguito è riportata la lapide fatta per il centenario di fondazione della Misericordia, conservata nella nuova sede.
  
CENTENARIO DI FONDAZIONE DELLA MISERICORDIA
1897-1997
 
A conclusione delle solenni celebrazioni del primo centenario di fondazione,
che hanno visto un grande impegno del Volontariato
nei festeggiamenti civili e religiosi iniziati il 14 marzo - Anniversario di Fondazione -
e proseguiti con le Feste Straordinarie del SS. Crocifisso
e l’Udienza con il Santo Padre Giovanni Paolo II il 10 settembre,
il Magistrato della MISERICORDIA
e il Direttivo del Gruppo Donatori di Sangue “Fratres”
riuniti in seduta solenne
hanno voluto ricordare in questa epigrafe
l’impegno di carità cristiana e di servizio al prossimo
che l’Istituzione ha svolto in questo secolo appena trascorso,
creando strutture ed opere che sono testimonianza al presente
e devono rappresentare una continuità di impegno per le generazioni future.
 
Borgo a Mozzano, 28 novembre 1997
 
Agnese Garibaldi diventa Governatore
Damiano Simonetti rimase in carica fino al 29 novembre 2001, data nella quale il Magistrato nominò Governatore Agnese Garibaldi, persona da sempre impegnata nel volontariato ed in particolare in quello delle carceri; tra gli incarichi ricoperti possiamo ricordare la sua presenza, per tanti anni, sui banchi del Consiglio Comunale di Borgo a Mozzano, con l’incarico di Vice Sindaco durante l’Amministrazione Barsanti e con la prima Amministrazione Orsi e, soprattutto, quello di Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica. Agnese Garibaldi guida, tuttora, con tanta capacità, dedizione e competenza, la complessa macchina assistenziale della Fraternita di Misericordia di Borgo a Mozzano.
Nel già lungo periodo del suo governatorato sono tantissime le iniziative ed i successi riportati: in particolare l’ottenimento al patrimonio della Fraternita dell’intero complesso immobiliare del Convento di San Francesco, a seguito della donazione da parte della Provincia Toscana dei Frati Minori Francescani e la costruzione della nuova sede sociale sul terreno prospiciente via S. Francesco, donato alla Misericordia dalle sorelle Iolanda e Suor Amabile, al secolo Ilva Lotti.
La donazione del terreno dove è stata costruita la nuova sede sociale avvenne il 3 settembre 1993, con atto del Notaio De Stefano, presenti il Governatore Brunini e l’allora Presidente del Collegio Probivirale Avv. Vasco Motroni che caldeggiò fortemente la donazione.
Di particolare significato, durante il mandato di Agnese Garibaldi, anche la costituzione, nel 2002, della Sezione della Misericordia della Val di Turrite, con sede a Fabbriche di Vallico.
La costruzione della nuova sede di via San Francesco
Con la donazione di un appezzamento di terreno edificatorio, di circa 935 mq., da parte delle sorelle Lotti, per la costruenda nuova sede, la Misericordia comincia a verificare le possibilità della realizzazione. Tutti riconoscono che la sede di via Roma è ormai insufficiente per le tante attività svolte; già si è stati costretti a prendere in affitto un appartamento in via del Rio, vicino alla Chiesa di San Rocco, di proprietà della famiglia Cataldo/Calistri, spostando in quei locali le attività ambulatoriali (l’inaugurazione della nuova sede del Poliambulatorio avvenne il 21 novembre 1994), trasferendo così gli uffici della Misericordia nell’appartamento attiguo alla Chiesa del SS. Crocifisso, ristrutturato dalla Fraternita negli anni ’80.
Come possibile sede della Misericordia, nel 1992, viene valutata anche la villa Palagi, in viale Italia, nei pressi del “Ponte Pari”, a quel tempo vuota e nella disponibilità di un curatore fallimentare (immobile che sarà poi demolito per far posto al nuovo centro commerciale), ma la dirigenza della Misericordia ritiene inopportuno spostarsi dalla zona di via Roma e l’idea viene accantonata. Nei primi mesi del 2000 si pensa anche all’acquisto del fabbricato attiguo alla sede storica, costruito dalla Cucirini Cantoni, divenuto poi palestra durante il ventennio fascista e infine sede della Ditta Record, edificio che è, da tempo, in abbandono; si tratta il prezzo con il proprietario Sig. Girolami, ma le posizioni sono abbastanza distanti e la trattativa viene abbandonata. La previsione di un impegno economico così rilevante, come la costruzione di una nuova sede, preoccupa i membri del Magistrato, alla luce anche del fatto che la Misericordia è costretta a continuare i rilevanti investimenti necessari per l’adeguamento e il funzionamento del Centro Accoglienza Anziani, nel Convento di San Francesco.
Con la donazione del terreno le sorelle Lotti esprimono il desiderio che nella nuova sede sia realizzata una cappellina devozionale in onore della Madonna di Fatima. Nel 1997, in occasione dell’80° anniversario della prima apparizione del 13 maggio 1917, grazie ad una raccolta di offerte promossa dalle stesse sorelle Lotti, viene acquistata in Portogallo, presso il Santuario di Fatima, la copia esatta dell’Immagine venerata, che viene sistemata nella Chiesa di San Francesco.
L’esigenza di costruire una sede adeguata appare ormai non rimandabile e i dirigenti della Fraternita, convocano tutti gli studi tecnici del Comune e prospettano la necessità di arrivare ad una idea progettuale della nuova sede, da realizzarsi nel terreno donato. In occasione di una festa dell’Azalea viene presentato un plastico del futuro immobile; plastico che oggi è conservato presso la sede storica di via Roma. Alla definizione di quella idea progettuale partecipano i seguenti studi o professionisti: Architetto Rondina, Ing. Luvisi, Proget 2000, Pluristudio, Geometri Santini e Verciani, Geometra Fazzi.
Passa ancora qualche anno ed il Magistrato affida agli architetti Ilaria Garibaldi e Arianna Tolomei la progettazione della nuova sede da realizzarsi nel terreno donato dalle sorelle Lotti. Il 9 maggio 2004 viene posta la prima pietra sul terreno brullo, ripulito da tutta la vegetazione e pochi giorni dopo, ottenute le prescritte concessioni, si iniziano i “poderosi” lavori; l’impresa appaltatrice è la Cipriano Costruzioni s.p.a., con sede in via del Poggione a Diecimo. L’idea è quella di realizzare, come primo lotto, il poliambulatorio, al piano primo dell’immobile, evitando così di continuare a pagare la locazione della struttura di via del Rio.
Il 17 febbraio 2007 il primo piano dell’immobile è completato ed arredato e viene solennemente inaugurato. La benedizione viene impartita da Mons. Luigi Caselli, che tanto si è adoperato con i nipoti, titolari delle Industrie Cartarie Tronchetti, per l’erogazione di un contributo. Gli stessi concedono un generosissimo contributo in memoria del loro padre, fondatore dell’Azienda, Pasquale Tronchetti, a cui è dedicata una targa nel Poliambulatorio.
Tante e generose sono le offerte che pervengono per il completamento della nuova sede; e tante anche le sottoscrizioni di centoventi euro in un anno, come la Fraternita ha chiesto ai Soci.
Finalmente il 19 settembre 2009 la sede viene solennemente inaugurata alla presenza di importanti autorità, Associazioni e soprattutto di tanta, tantissima gente. La Santa Messa viene celebrata in San Jacopo dall’Arcivescovo di Lucca Mons. Italo Castellani e dal Correttore Don Francesco Maccari; poi un interminabile corteo di Volontari della Misericordia e di Associazioni Consorelle si snoda per il paese; i discorsi ufficiali si fanno su un palco allestito in piazza Marconi. Sarà davvero una “magnifica giornata” come si scrive sulla prima pagina del “Notiziario n. 37 del dicembre 2009”. Il costo complessivo dell’opera è stato di euro 1.913.084,00. Nell’occasione dell’inaugurazione l’Immagine, venerata, della Vergine di Fatima, acquistata dodici anni prima, viene finalmente portata nella nuova “Casa della Misericordia” che sarà intitolata alle “Sorelle Lotti”.
Oltre a tanti generosi benefattori, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Banca del Monte di Lucca, sicuramente un merito particolare, per la grande realizzazione, è da ascrivere al lascito testamentario del dottor Adriano Mezzetti, deceduto il 18 marzo 2006 presso il Centro Anziani della Misericordia, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita.
La casa di Giò Lotti e l’osteria “da Bacciano”
Con la morte delle sorelle Lotti, autrici della donazione del terreno per la costruenda nuova sede, alla Misericordia perviene anche, per volontà testamentaria di Iolanda Lotti, deceduta il 15 maggio 1997, la casa di via Roma che, oggi, è parte integrante della nuova sede. Prima della inaugurazione del 19 settembre 2009, infatti, anche quei locali sono stati opportunamente ristrutturati, utilizzando il piano terra come zona di soggiorno Volontari e magazzini e, il primo piano, come dormitori per i Confratelli, per le Consorelle, per i medici di guardia e per i pellegrini. Il secondo piano dell’immobile non è di proprietà della Misericordia. I locali di via Roma sono stati collegati alla nuova sede da un sottopassaggio che evita di uscire all’esterno.
La casa fu sicuramente costruita da Giuseppe Lotti, da tutti chiamato Giò, al tempo del completamento del tronco di ferrovia Ponte a Moriano – Borgo a Mozzano, che avvenne il 15 luglio 1898. L’immobile aveva due locali al piano terra, destinati ad osteria, in funzione del grande traffico, di persone e merci, che si svolgeva in quegli anni al Borgo, dove il treno si arrestava.
La famiglia di Giò era composta, oltreché dalla moglie Giulia Pierotti, da cinque figli: Flora, Amabile, Attilio, Iolanda e Ilva. Di questi solo Flora contrasse matrimonio. Ilva fece professione come Suora dell’Istituto Figlie di San Francesco, il 17 maggio 1936, nella Chiesa di San Francesco del Convento borghigiano.
Abbiamo visto che anche la Misericordia mandava da Giò Lotti i viandanti e i poveri a cui pagava un pasto (come risulta, ad esempio, da una spesa registrata il 15 dicembre 1923).
Iolanda rimase a gestire l’osteria di famiglia fino ai primi anni ’70, facendo anche da custode alla vicina Chiesa del SS. Crocifisso e alla stessa sede della Misericordia, di cui teneva la chiave. I borghigiani chiamavano l’osteria “da Bacciano”; ed anche ai nostri giovani Volontari è piaciuto mantenere questo nome, quando organizzano qualche iniziativa di vendita di alimenti, in occasione di feste che si svolgono nel Capoluogo. Un momento magico per le vendite dell’osteria furono i mesi dell’estate 1971, quando Volontari della Misericordia e Donatori di sangue ristrutturavano la sede, in previsione della festa di settembre, per rilanciare le attività della Confraternita. Faceva un gran caldo e bisognava bere molto; Iolanda, dietro il piccolo banco di legno, di quell’antica osteria, che aveva le panche lungo i muri e i tavoli stretti con la pietra di marmo, sorrideva un po’ sorniona e mesceva vino e birra a volontà; le sembrava di essere tornata indietro nel tempo.
La sezione della Val di Turrite
Un successo dell’ultimo decennio può senz’altro definirsi anche la costituzione della Sezione della Val di Turrite della Misericordia di Borgo a Mozzano.
Nei primi mesi del 2002, alcune persone della Val di Turrite incontrarono i dirigenti della nostra Misericordia, manifestando il desiderio e la necessità di avere nella Val di Turrite alcuni servizi socio-sanitari, soprattutto per le persone anziane; dichiarando, al tempo stesso, la loro volontà di collaborare nelle attività assistenziali e caritatevoli.
Poco dopo si tenne un’affollata riunione a Fabbriche di Vallico alla quale partecipò tutto il Magistrato e i rappresentanti dei Comuni di Fabbriche, Stazzema, Vergemoli e Pescaglia. Era presente anche il Sindaco di Borgo a Mozzano.
Il 14 maggio 2002, il Magistrato della Misericordia deliberò ufficialmente la costituzione della “Sezione della Val di Turrite della Misericordia di Borgo a Mozzano”. Tale decisione fu autorizzata, con delibera del Consiglio di Presidenza della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, il 20 giugno 2002.
La Sezione della Val di Turrite venne inaugurata il 1° settembre 2002. La capacità di operare il bene trovava nuove occasioni, in un terreno molto fertile e generoso.
I testamenti e i lasciti più significativi
Nel corso degli anni, successivamente alla rinascita del 1971, la Misericordia di Borgo a Mozzano  è stata destinataria di generose donazioni e lasciti testamentari, che hanno riguardato beni immobili, beni mobili e risorse finanziarie. Tutto questo ha permesso alla Misericordia di crescere, fino ai livelli di oggi.
La generosità dei benefattori si è sicuramente intensificata dopo la realizzazione del Centro Accoglienza Anziani nel Convento di San Francesco. Tante persone, soprattutto anziane, hanno visto, in quella realtà, un’opera meritoria, destinata a durare nel tempo e, quindi, degna di particolare attenzione; per tanti la donazione in vita, o la disposizione testamentaria, è stata anche una manifestazione di riconoscenza per l’aiuto che la Misericordia aveva offerto loro.
Di molti benefattori si è conosciuta la generosità dopo la morte, senza che ci fosse stata mai qualche anticipazione da parte degli interessati.
La prima disposizione testamentaria, in senso assoluto, non si concretizzò, perché era condizionata alla eventuale preventiva morte della moglie, non avvenuta: è questo il caso di Giuseppe Brunini di Cerreto, scomparso il 24 luglio 1975, che aveva scritto il proprio testamento l’8 aprile del 1974. Così come non si concretizzò quella disposta da Don Romolo Motroni, sacerdote borghigiano e parroco di Piano della Rocca. Aveva lasciato alla Misericordia la sua casa di Piano Rocca, nel caso che sua sorella fosse morta prima di lui. Don Romolo Motroni è deceduto il 26 luglio 1994.
Prima dell’apertura del Centro, avvenuta nel gennaio 1983, ci fu la volontà testamentaria di Teresa Barsi, deceduta il 26 novembre 1978, conosciuta in Borgo come la “zoccolaia”, per il  negozio di zoccoli di legno e poche altre cose, che gestiva  al n. 57 di via Umberto; lì passava tutta la sua giornata, sferruzzando maglie e calzerotti, scaldandosi le mani con lo “scaldino”, nei lunghi e freddi  inverni; ed una  donazione significativa, effettuata in vita, da Serafina Fazzi, conosciuta come “Serafina di Capitone” (deceduta nel 1991) che, per tanti anni, fu l’addetta allo sportello dell’esattoria comunale, gestita dal sig. Vasco Rossi di Lucca, altra persona a cui la Misericordia del Borgo deve tanta gratitudine e riconoscenza. Gli aiuti di Teresa e Serafina furono destinati alla realizzazione del poliambulatorio medico, attiguo alla chiesa del SS. Crocifisso.
Quando si iniziano i lavori di ristrutturazione del Convento di San Francesco, per realizzarvi il Centro Accoglienza Anziani, due anziani coniugi, a cui era morto l’unico figlio, visitano la struttura durante una “mostra dell’azalea”, apprezzano il luogo, l’atmosfera, il progetto ed offrono un generoso contributo in memoria del figlio, Giovanni Paolini.
Nel 1986, il 2 marzo, morì, all’età di sessant’anni, presso il Centro Anziani Giuliana Carrara, per molti anni insegnante nelle scuole elementari di Borgo a Mozzano; da tempo si era ritirata al Centro perché colpita da una grave malattia. Presso il Centro era stato assistito ed era morto anche il padre di Giuliana,  Silvio. La maestra Carrara, come da tutti era conosciuta, con testamento olografo custodito dal Proposto, datato 31 luglio 1985, lasciò tutti i suoi beni mobili e il suo denaro alla Fraternita.
Anche la professoressa Maria Caterina Giovannini, che fu tra i primi ospiti del Centro, alla sua morte, avvenuta il 1 gennaio 1987, lasciò alla Misericordia, con testamento redatto di fronte al notaio Domenico Costantino di Lucca datato 20 dicembre 1983, il proprio appartamento sito in Borgo, al n. 79 di via Umberto, nell’ edificio che tutti conoscono come “palazzaccio”; il denaro lo  lasciò al Monastero Regina Carmeli di Lucca.
Una generosa offerta alla Misericordia, alla sua morte la lasciò anche Luisa Amaducci ved. Andreuccetti, così come aveva fatto il fratello Giorgio, ricordato in una pietra nel giardino del Centro.
Anche un altro ospite del Centro, Bartolomeo Gaddi di Dezza, deceduto il 18 giugno 1993, con un testamento redatto il 13 febbraio 1983, lasciò una somma di denaro alla Misericordia.
Quintilio Cerù di Oneta, un ospite entrato nel Centro il primo giorno di apertura, alla sua morte, avvenuta il 26 settembre 1988, lasciò in eredità, per testamento, cinquanta milioni di lire, insieme ai suoi lavori, pregevoli, di pittore e scultore. Oltre alla Misericordia non dimenticò la sua Oneta, paese nel quale aveva vissuto con i fratelli Carlo, Adriano e la sorella Maria, facendo sempre un apprezzato servizio alla chiesa; a sue spese elettrificò le campane del campanile, di cui, per tanti anni aveva udito il suono melodioso scandire la vita della comunità, e che ora erano silenziose per mancanza di campanari. Concordò anche,  con il Governatore della Misericordia, la fusione in bronzo, a cera persa, di una pregevole “pietà”, di cui aveva realizzato il calco in gesso che, oggi,  arricchisce la sua sepoltura nel cimitero di Oneta. Il fratello di Quintilio, Carlo Cerù, fu il fondatore del Corpo Musicale di Corsagna, nel 1927 ed il maestro delle bande di Oneta e Cune. La casa e i terreni Quintilio li lasciò ai cugini di Valdottavo.
Il 9 luglio 1994 muore Giuseppe Simoncelli di Gioviano che alla Misericordia nessuno conosce. Con un testamento, redatto presso il notaio De Stefano in data 20 maggio 1994, ha nominato suo erede universale la Misericordia di Borgo a Mozzano, a cui pervengono tre immobili a Gioviano e un po’ di soldi liquidi, da spartire con la Parrocchia di S. Maria di Gioviano. Gli arredi della sua casa li lascia ai nipoti.
Agostino Carnicelli, abitante a Gello, un giorno viene alla Misericordia e chiede se, in caso di necessità, possa essere aiutato, perché solo. Il Governatore gli consegna un biglietto con i numeri telefonici da chiamare in caso di necessità. Il giorno 31 agosto 1994 Agostino muore, all’improvviso, mentre viaggia a bordo di un autobus delle linee urbane di Lucca; in tasca gli trovano il biglietto della Misericordia che, chiamata, interviene per il servizio funebre. Nei giorni successivi si apprende che, con testamento del 13 settembre 1993, Agostino ha nominato la Fraternita erede della sua casa di Gello, con usufrutto alla moglie.
Anche Alice Barsanti ved. Moriggi, originaria di Borgo a Mozzano, che vive a Milano, alla sua morte, avvenuta il 23 maggio 1996 a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, lascia, con un  testamento redatto in data 21 aprile 1996, una significativa somma di denaro alla Misericordia, di cui era socia; uguali somme di denaro le lascia ad un nipote ed a un Istituto Missionario di Monza.
Un’altra ospite che beneficia il Centro Anziani è Teresa Tagliasacchi di Anchiano; alla sua morte avvenuta il 7 maggio 1996, con testamento olografo redatto in data 7 febbraio 1992, lascia la casa e i terreni alla Fraternita di Misericordia, insieme a tutto quanto possiede.
Tosca Luteri di Borgo a Mozzano, ospite anch’essa, per tanti anni, del Centro, in data sei maggio 1992, dona alla Misericordia il suo appartamento, sito in via Umberto n. 101. Tosca muore al Centro il 5 giugno 1996.
Clara Dinelli di Chifenti, alla sua morte, avvenuta al Centro Anziani in data 31 ottobre 1996,  lascia i suoi risparmi alla Misericordia.
Di Iolanda Lotti e della sorella Suor Amabile, al secolo Ilva, decedute, rispettivamente, il 15 maggio 1997 e il 19 giugno 2000, abbiamo già detto in altra parte di questa storia. Di loro ricordiamo la donazione del terreno dove oggi sorge la nuova sede della Misericordia, in via S. Francesco e i locali della casa di via Roma, che fanno parte integrante della nuova struttura, ospitando i dormitori,  i locali di soggiorno e il garage dell’ambulanza di emergenza.
Enrica Giarusso, vedova di Mario Amaducci, residente a Viareggio, deceduta in data 17 novembre 2000, lascia, con testamento olografo del 26 marzo 2000, due milioni di lire alla Misericordia.
Teresa Particelli di Borgo a Mozzano, alla sua morte, avvenuta il 4 dicembre 2002 lascia un libretto di risparmio alla nostra Fraternita.
Luisa Biondi di Fornaci di Barga, deceduta il 6 luglio 2002, entrando al Centro, versa un significativo anticipo di rette,  molto utili per i lavori di ristrutturazione.
Giuseppe Castiglioni, borghigiano emigrato a Viareggio, non dimentica il suo paese; legge sul “ponte del diavolo” le tante cose che fa la Misericordia, pensa che un giorno potrebbe tornare al Borgo e vivere al Centro; così chiama Gabriele Brunini e Luca Basili a Viareggio e contribuisce ai lavori di ristrutturazione del Convento con 10 milioni di lire. Muore il 28 maggio 2005 a Viareggio.
Ma la donazione testamentaria di gran lunga più significativa di tutti questi anni è stata quella del dottor Adriano Mezzetti di Valdottavo, ospite del Centro Anziani dal 3 febbraio 2006 al 18 marzo 2007, giorno della sua morte. Il dottor Mezzetti, che non era sposato, con testamento redatto presso il notaio Vincenzo De Luca in data 14 settembre 2001, alla sua morte lascia alla Misericordia beni immobili e risparmi, che hanno consentito alla Fraternita di concludere la costruzione della nuova sede sociale e portare avanti diverse attività programmate, come la realizzazione di un nuovo ascensore porta lettighe nel Centro Anziani.
Anche Mons. Luigi Caselli, che fu parroco di Cerreto e poi di Cune, che ha soggiornato per tanti anni al Centro, continuando, da quella residenza che gli dava sicurezza, il suo servizio pastorale sul territorio, ha davvero tanti meriti nei confronti della Misericordia. A lui, negli anni, deve ascriversi il merito della donazione di una autoambulanza (nel 1996), della realizzazione della lavanderia del Centro Anziani e della donazione di un automezzo per i servizi sociali. A lui deve attribuirsi anche un autorevole intervento presso i nipoti, azionisti delle Industrie Cartarie Tronchetti che, nel 2007, hanno erogato un significativo contributo, di cui abbiamo già detto, per il completamento, nella nuova sede, dei locali destinati a poliambulatorio. La sua scomparsa, avvenuta il 14 agosto 2007, è stata davvero una grande perdita, perché Mons. Caselli non era soltanto un grande benefattore, ma anche una persona che, con la sua autorevolezza, seguiva con attenzione le attività della Fraternita, a cui dispensava sempre preziosi consigli. Era stato anche per molti anni un generoso donatore di sangue e fino alla morte ha ricoperto il ruolo di Cappellano del Gruppo Fratres. Per testamento, ha lasciato il 50% dei suoi averi alla Misericordia e l’altra parte ad una serie di associazioni ed enti caritatevoli a cui Mons. Caselli, in vita, era stato vicino (opere missionarie, lebbrosi, Seminario). Beneficiaria di Mons. Caselli è stata anche la Parrocchia di Cune.
Gioela Bertolli, una delle ultime discendenti della importante famiglia lucchese, famosa per la produzione dell’olio e per la banca che portava quel nome, avendo dei beni immobili in Valdottavo, dove era stata sposata,  alla sua morte, avvenuta il 25 ottobre 2008, ha lasciato alcune particelle di terreno in località Valdottavo, in comproprietà, alla nostra Misericordia, alla Misericordia di Lucca ed al Gruppo Fratres di Valdottavo.
Ultima, in ordine di tempo, una generosa donazione di Auretta Landi, la “fiorentina” (come tutti l’appellavano per la provenienza), che fu una delle primissime ospiti del Centro. Alla sua morte, avvenuta il 3 novembre 2010, l’esecutore testamentario, in accordo con la nipote, ha consegnato alla Misericordia tutti i  suoi risparmi.
Disposizioni testamentarie a favore della Misericordia sono state disposte anche da Carmine Particelli di Borgo a Mozzano, deceduta il 20 dicembre 2010; mentre i parenti di Angelo Giusti, ospite del Centro Anziani, già residente a Valdottavo, deceduto il 22 gennaio 2012, hanno onorato la memoria del loro congiunto consegnando i suoi risparmi alla Fraternita.
Ci è parso giusto che anche tutto questo fosse conosciuto, come parte integrante della storia della Misericordia di Borgo a Mozzano.   
Conclusioni
Ci sono, sicuramente, ancora tante cose da scoprire e da raccontare sulla storia della nostra Misericordia e speriamo di riuscirci con nuove notizie che potremo raccogliere. Siamo certi che nelle case, nei ricordi, nei documenti o nelle foto delle famiglie ci sono testimonianze utili per la nostra memoria storica; l’appello che rivolgiamo è di darcene notizia e di farcene prendere almeno visione.
Ma, cosa più importante, è che ci sia una storia attuale, da raccontare, rappresentata dal bene al prossimo che, ogni giorno, viene fatto, secondo la tradizione antica delle Confraternite della Misericordia, in nome della carità, ispirata dal Vangelo e dalle Opere. Anche a Borgo a Mozzano, dal 1897, questi sono i “Valori” distintivi della Misericordia, che ci preme illustrare a tutti coloro che hanno occasione di incontro con noi!
Le lapidi della sede storica
 La Confraternita di Misericordia
sorta in Borgo a Mozzano
il 29 novembre 1897
ricorda in questo marmo
l’attivita’ cristiana
del suo primo presidente
Clemente de Luca
dopo 14 anni
di onorata esistenza
per unanime consenso
e spontaneo contributo
di confratelli e di popolo
il 10 gennaio 1910
decretava la costruzione
di questa casa della carita’
 
 
 
Adamo Sartini
priore per molti anni
della Conf. di misericordia
colla parola e coll’esempio
incito’ i confratelli
alle opere di carita’
prodigando la sua vita
a sollievo dei miseri
mori’ santamente di anni 82
l’8 giugno 1929
il magistrato riconoscente
decreto’ questa lapide
a perpetuo ricordo
17 novembre 1929
 
 
Luigi Amaducci
dottore farmacista
per virtu’ morali e cittadine
assistenza e umanita’
alle genti del comune
vita altamente preziosa
i confratelli della misericordia
vollero che il nome di lui
fondatore e per piu’ anni presidente
fosse tramandato a gli avvenire
e la memoria per sempre benedetta
borgo a mozzano 13 novembre 1937
 
 
Can. Cav. Carlo Lencioni
1864 - 1940
dagli albori del vigesimo secolo
proposto di san iacopo
in borgo a mozzano
fu guida ed esempio
per sacerdotali virtu’
in questa sede
testimone della sua cristiana
ed umana pieta’
il cuore del sacerdote
 e del cittadino
vuole essere ricordato
Borgo a Mozzano 17 novembre 1940
 
Elenco dei Governatori della Misericordia
Dal 1897 al 1902    CLEMENTE DE LUCA
 
Dal 1902 al 1904    ILARIO PIGNOTTI
 
Dal 1904 al 1910    LUIGI AMADUCCI
 
Dal 1910 al 1920    ADAMO SARTINI
 
Dal 1920 al 1922    LEONILDO MARCHESINI
 
Dal 1922 al 1925    TEDICE FAZZI
 
Dal 1925 al 1945    ORLANDO ORLANDINI
 
Dal 1945 al 1949    VINCENZO BARSI
 
Dal 1949 al 1951    GIUSEPPE BARSOTTI
 
Dal 1951 al 1964    VINCENZO BARSI
 
Dal 1964 al 1971    GIUSEPPE BRUNINI
 
Dal 1971 al 1995    GABRIELE BRUNINI
 
Dal 1995 al 1996    ANTONIO LUCCHESI
 
Dal 1996 al 2001    DAMIANO SIMONETTI
 
Dal 2001 al 2014    AGNESE GARIBALDI

Dal 2014                   GABRIELE BRUNINI